STORIA - Le origini

 
 I Parte

Pur mancando documenti sicuri a sostegno dell'ipotesi dell'origine apostolica della Chiesa di Nola, ipotesi sostenuta dallo stesso Remondini (Della Nolana Ecclesiastica Storia, vol. I, Napoli 1747, pp. 137-153. 582.584), la maggior parte degli storici sostiene tuttavia che la comunità cristiana a Nola si sia costituita ed organizzata gerarchicamente, iniziando la sua marcia di espansione nel nostro territorio, nel corso del II secolo. Lo afferma espressamente Ludovico Antonio Muratori, che conclude la sua Dissertazione su S. Felice Nolano, dicendo: “Perciò concludiamo che Felice di Nola, vissuto nelle prime tribolazioni della Chiesa, morì nel tempo di pace che seguì. La sua vicenda sembra sia da collocarsi nel secondo piuttosto che nel terzo secolo...” (Dissertatio XIV, in Ed. di Verona del 1736 delle Opere di Paolino, pp. 825-826).

A nostro avviso, è più probabile tra la fine del secondo e gli inizi del terzo secolo, dal momento che S. Paolino (Carmi XV e XVI) ci presenta la Chiesa di Nola gerarchicamente strutturata sotto la guida di un Pastore, Massimo, nel periodo delle grandi persecuzioni della seconda metà del III secolo (Cfr. G. Luongo, Lo specchio dell'agiografo. S.Felice nei carmi XV e XVI di Paolino di Nola, Napoli 1992, p. 21). Pertanto quello che la tradizione cristiana della nostra Chiesa considera come il primo vescovo di Nola, vale a dire S. Felice Martire (se si accetta come storica la sua figura!), secondo alcuni avrebbe subìto il martirio nel II sec., sotto l'imperatore filosofo Marco Aurelio (161-180) o sotto il suo successore Commodo (180-192). Ma studiosi moderni, come il francese Henry Leclercq (Nole, in DACL, XII/2, pp. 1424s.) e il napoletano Domenico Mallardo (Nola, in Enciclopedia Cattolica, VIII, p. 1913), negano con forza l'esistenza del vescovo di Nola S. Felice Martire.

Ad ogni modo i primi due vescovi di Nola, di cui si abbia notizia documentata e sicura, furono S.Massimo e il suo immediato successore Quinto. La vita e l'opera apostolica di questi due Pastori vanno collocate appunto nella seconda metà del III secolo: ne parla a lungo S.Paolino in occasione della narrazione della vita e delle gesta del suo S. Felice presbitero o in Pincis (cfr. G. Santaniello, I predecessori del vescovo Paolino: Massimo, Quinto e Paolo, in Teologia e vita 6(2000), pp. 87-115).

Ma Paolino nei suoi scritti (epist. 32, 15 e carmi XIX, 520 e XXI, 619s.) parla anche dell'immediato suo predecessore, Paolo, che con ogni probabilità col suo episcopato ha assistito alla istituzione della Comunità ascetico-monastica, fondata nel 395 a Cimitile proprio da S. Paolino presso la tomba di S. Felice prete, e che nel 403 ha consacrato la nuova Basilica e benedetto il nuovo complesso paleocristiano di Cimitile, che lo stesso Paolino ha completamente rinnovato. E alla morte del vescovo Paolo, nel 409/410, sarà Paolino ad essere chiamato a reggere e ad illustrare la cattedra episcopale di Nola.

Orbene, tra i vescovi Massimo e Quinto, da una parte, e Paolo e Paolino, dall'altra, intercorre un lungo periodo di almeno un secolo di storia, tutto il IV sec. dell'Impero da Costantino a Teodosio, periodo che segnava la maturazione piena della dottrina della fede cristiana, ma che, nello stesso tempo, non presenta testimonianza alcuna per la vita della comunità nolana, nel cui seno però andava sviluppandosi ed irradiandosi in Italia e in Africa quel culto di S. Felice di Coemeterium, che tanto fascino eserciterà sul giovane governatore della Campania, il consolare Paolino.