Storia - Tra IV e V secolo: Paolino

 
II Parte

Non c'è dubbio che la figura del vescovo Paolino (353-431) e la sua attività pastorale e culturale dominano il periodo a cavallo tra due secoli, il IV e il V, dell'Antichità Cristiana. Infatti già la sua conversione ascetica, che lo aveva portato a rinunciare a se stesso e alle sue immense ricchezze in favore dei poveri di Cristo, aveva suscitato scandalo ed ammirazione insieme nella Chiesa e nella società aristocratica dei grandi proprietari terrieri dell'Impero.

Inoltre il suo arrivo a Cimitile, nel 395, e la vita monastica abbracciata e vissuta insieme con la moglie Terasia prima dell'elezione alla cattedra episcopale, segnarono una svolta decisiva nella storia della Chiesa nolana, che a buon diritto diventò un autentico “crocevia dello spirito”, posta com'era dal monaco Paolino a contatto con tutte le personalità politiche e religiose del suo tempo. Ambrogio, Girolamo, Agostino, Sulpicio Severo, Rufino di Concordia, l'imperatore Onorio e la sorella Galla Placidia furono tutti in contatto epistolare diretto con l'asceta-monaco e, poi, vescovo di Nola Paolino.

 

I suoi scritti, le Lettere e i Carmi, costituiscono un monumento letterario e poetico di prim'ordine, che spiega il fecondo rifiorire di studi paoliniani, che si è sviluppato soprattutto negli ultimi decenni del secolo appena trascorso e che tuttora ferve nel mondo delle lettere.
L'inizio dell'episcopato di Paolino (409-431) fu funestato dal sacco di Roma, compiuto dai Goti di Alarico nell'agosto del 410. Costoro nei mesi successivi devastarono la Campania e saccheggiarono anche la città di Nola, facendo prigioniero il suo vescovo Paolino (Agostino, De civitate Dei I,10: cfr. G. Santaniello, La prigionìa di Paolino: tradizione e storia, in Paolino di Nola. Momenti della sua vita e delle sue opere, Nola 1983, pp. 221-249 e T. Piscitelli Carpino, Epistole ad Agostino (Strenae Nolanae 2), Napoli-Roma 1989, pp. 47-70).

Le caratteristiche peculiari dell'episcopato di Paolino sono presenti nelle linee maestre da lui stesso tracciate, nella sua opera letteraria, della figura dei numerosi vescovi suoi corrispondenti. Gli ultimi giorni della sua esistenza terrena, consumata tra forti dolori addominali e renli, sono narrati con dovizia di particolari dal suo discepolo Uranio nella sua Epistola de obitu S. Paulini ad Pacatum (PL 53, 859-866).
A continuare l'opera pastorale del grande Paolino, il popolo cristiano chiamò con ogni probabilità un suo consanguineo e discepolo, Paolino Iunior, morto a Cimitile nel 442. Il giovane Pastore, cresciuto all'interno della comunità monastica di Cimitile e sotto la guida paterna del suo Vescovo, era stato affidato da Paolino al vescovo Agostino, che nell'epist. 149, 3, 34, scritta a Paolino nel 415, ne abbozza i tratti della fisionomia fisica e spirituale.