Un ricco aristocratico bordolese - (a cura di G. Santaniello e A. Ruggiero)

 

Nato nella città di Bordeaux, in Aquitania, intorno al 355, Ponzio Meropio Paolino apparteneva alla nobile e ricca famiglia degli Anici, di antica ascendenza consolare. Alla scuola del suo maestro Ausonio, poeta e retore cristiano, il giovane aquitano apprese i rudimenti della lingua latina e greca. E fin dall'inizío dei suoi studi si appassionò alla lettura dei grandi prosatori e poeti latini, soprattutto delle opere di Virgilio.
In seguito perfezionò la sua formazione all'università di Bordeaux, approfondendo soprattutto lo studio delle lettere, del diritto e della filosofia. Ben presto incominciò a comporre versi con notevole successo, suscitando l'ammirazione e l'entusiasmo del suo antico maestro.

Poco più che ventenne, entrava a far parte del senato romano ed iniziava la sua carriera politica, che percorse fino a raggiungere la somma magistratura del consolato. E proprio in qualità di ex console ottenne l'incarico di Governatore della Campania.
Qui giunto, volle risiedere nei suoi possedimenti presso Nola, per trascorrere gran parte della sua giornata accanto alla tomba di S. Felice a Cimitile. Già in questo periodo da Governatore ebbe modo di contemplare la grande fede e devozione delle folle di cristiani, che da tutta l'Italia meridionale accorrevano al santuario di S.Felice a Cimitile. Soprattutto il 14 gennaio, nella ricorrenza del giorno natalizio del loro Santo Patrono.
Questo spettacolo commovente del popolo di Dio risvegliò la fede ed i sentimenti cristiani inculcati nel cuore del giovane Governatore dalla madre diletta fin dal primi anni della sua fanciullezza, allorquando l'aveva condotto per la prima volta sulla tomba di S. Felice e l'aveva consacrato al Santo.

Perciò, espletato il suo mandato e rientrato a Roma, il giovane magistrato cominciò a pensare seriamente alla sua vita spirituale, onde sempre più frequentemente si recava a trascorrere le sue giornate nel ritiro dei suoi poderi di Fondi.
Ma la tragica morte dell'imperatore Graziano nel 383 e la conseguente crisi politica che aveva colpito l'impero romano d'occidente distolsero Paolino dalle sue meditazioni e lo costrinsero a far ritorno in Aquitania. Qui la sua famiglia e lui stesso caddero vittime della persecuzione che l'usurpatore Massimo aveva suscitato contro i sostenitori di Graziano.
Perciò Paolino dovette fuggire da una città all'altra dell'impero, alla ricerca di un luogo tranquillo e sicuro. Così fu a Vienna, dove conobbe i due vescovi Martino di Tours e Vittricio di Rouen; dimorò a Milano, dove fu in contatto col vescovo Ambrogio; trascorse qualche tempo in Spagna, dove incontrò e sposò la ricca nobildonna Terasia, la donna di fervente fede cristiana che gli sarebbe stata accanto per tutta la vita, favorendolo e seguendolo fedelmente nella sua scelta asceticomonastica.

Da tempo, infatti, Paolino andava maturando il proposito di ricevere il battesimo e di vivere una vita cristiana più intensamente impegnata. Perciò, ritornato a Bordeaux alla morte di Massimo nel 388, subito manifestò al suo vescovo Delfino il desiderio di essere battezzato. Si preparò al grande evento alla scuola del dotto e santo sacerdote Amando, che lo istruì nella fede della Chiesa Cattolica. Ricevuto il battesimo dalle mani di Delfino nel 389, insieme con la sua sposa, si ritirò a vivere nei suoi possedimenti ai piedi dei Pirenei, presso Barcellona, in Spagna, per approfondire i misteri cristiani nella meditazione e nel silenzio. Qui Paolino e Terasía insieme maturarono la vocazione alla vita di perfezione evangelica, alla sequela di Cristo crocifisso nella povertà e nell'abnegazione.
La morte del figlio Celso, avvenuta ad appena otto giorni dalla nascita, indusse i giovani sposi, profondamente scossi dalla sciagura, a dar corso al loro proposito ascetico: vendere tutti i loro beni, distribuirne il ricavato ai poveri e mettersi sulle orme di Cristo.