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Detto fatto, si erano messi all'opera, per liberarsi con gioiosa alacrità del loro immenso patrimonio. Ma il giorno di Natale del 394, mentre i due giovani sposi partecipavano con intensità spirituale alla celebrazione del Sacro Mistero nella cattedrale di Barcellona, la folla dei fedeli in coro con forza indusse il vescovo di Barcellona Lampío ad ordinare Paolino presbitero. Il giovane aquitano, anche se all'inizio era molto renitente, alla fine accettò l'alto onore, ma solo a condizione di essere libero di recarsi a vivere altrove il suo ideale. Il suo pensiero da lungo tempo era sempre rivolto alla terra di S. Felice a Cimitile. Perciò egli affrettò le operazioni della vendita dei suoi beni e, dopo la Pasqua del 395, accompagnato dalla moglie e da pochi servitori fedeli, partiva alla volta di Nola. Sbarcato in una città dell'Italia centro-settentrionale, proseguì il viaggio per Firenze. Qui ebbe la grande gioia di incontrare di nuovo il vescovo di Milano Ambrogio, che, dopo averlo abbracciato con premuroso affetto, lo aggregò al clero della sua città.
Nel frattempo Paolino, proprio sotto la guida di esperti e dotti maestri spirituali, come Ambrogio, Girolamo, Amando e Delfino, aveva assecondato in pieno l'ispirazione della grazia e si era trasferito nel nuovo universo della fede. Infatti, partendo dall'invito di Gesù al giovane ricco, Paolino, ricevuto il battesimo, aveva ravvivato e dato nuovo impulso alla sua vita cristiana, convertendosi all'ideale di perfezione ascetica. D'altronde egli ormai sapeva molto bene che il battesimo, rinnovando interiormente l'uomo, lo inserisce come membro vivo nel corpo mistico di Cristo, che è la Chiesa, ma che, nel contempo, costituisce solo la prima tappa, solo l'inizio dell'impegno cristiano.
Inoltre il ricco proprietario terriero era convinto che per servire Cristo in modo adeguato ed esclusivo è necessario liberare il proprio cuore da tutti gli impedimenti terreni, ed in primo luogo dalle gravi preoccupazioni per i beni temporali. E' quello che aveva chiesto Gesù al giovane ricco nel Vangelo: "Se vuoi essere perfetto, va', vendi tutto quello che possiedi, dallo ai poveri, poi vieni e seguimi". Entrato in quest'ottica evangelica, in piena sintonia con la moglie Terasia, aveva venduto il vasto patrimonio familiare e distribuito il ricavato ai poveri. I due, insieme, avevano deciso di vivere come fratello e sorella in perpetua castità la loro vita coniugale e di ritirarsi definitivamente presso la tomba di S. Felice a Cimitile. Essi offrivano così al Signore il dono più intimo e personale.
Ma non c'è dubbio che la rinuncia che dovette costare di più al cuore del giovane asceta fu quella di mettere da parte la sua cultura classica, e soprattutto rinunciare a quel mondo della poesia latina, che egli così profondamente ed appassionatamente aveva assimilato nella sua formazione culturale. Si trattava, adesso, di mettere da parte e dare l'addio a quel mondo meraviglioso di Apollo e delle Muse, al quale il vecchio maestro Ausonio lo aveva iniziato con tanta cura e passione. Si trattava di rimpiazzare quel mondo delle favole antiche col nuovo canto dei misteri della fede, soprattutto del mistero di Cristo e delle glorie del presbitero Felice. Un mondo nuovo, vivo e palpitante di freschezza, questo, che Paolino rivestirà delle forme poetiche e dei generi letterari classici.
La clamorosa conversione del ricco proprietario dell'Aquitania mise in agitazione il mondo pagano e riempì di letizia e di stupore il mondo cristiano, dall'occidente all'oriente. Infatti reagi in maniera forte il vecchio poeta Ausonio, cercando in tutti i modi di richiamare il discepolo prediletto sulle strade della poesia battute nella prima gioventù. Ma esultarono di gioia infinita tutti coloro che avevano contribuito e seguito con grande trepidazione il cammino della grazia di Dio nel cuore del giovane aquitano: così Ambrogio e Delfino, Aurelio ed Alípio, Amando ed Agostino, Rufino, Girolamo e Sulpicio Severo. Se ne rallegrarono di cuore amici e conoscenti, vicini e lontani, mentre molti altri della cerchia dei suoi familiari ed amici prendevano le debite distanze dal suo proposito di vita ascetica e lo abbandonavano. In questo modo Paolino si trovò accanto soltanto la diletta sposa e pochissimi amici fedeli, che lo seguiranno sulla strada della perfezione cristiana.
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