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La conversione di Paolíno ad una vita cristiana vissuta nell'impegno ascetíco segnò indubbiamente la svolta decisiva nella sua esistenza umana e spirituale. Per questo motivo essa costituì anche un avvenimento altamente discriminante tra i suoi amici di sempre. Così, da una parte, si trovarono schierati quelli che guardavano con simpatia alle scelte del giovane aquitano, dall'altra, invece, quelli che presero una netta posizione contro la sua decisione. Tutto questo però non impedì a Paolino di allacciare e rinsaldare vecchi e nuovi vincoli di amicizia. Infatti la grande sensibilità del cuore di Paolino aveva sempre coltivato e continuò a coltivare un vivo sentimento d'amicizia verso tutti coloro che avevano avuto la fortuna di accompagnarsi a lui nel corso della sua formazione giovanile e della sua carriera politica. Orbene, allorquando egli decise di vendere il suo immenso patrimonio per darne il ricavato ai poveri, per poi ritirarsi dal mondo e mettersi alla sequela di Cristo, molti dei suoi vecchi amici non condivisero affatto le sue scelte cristiane e lo abbandonarono senza batter ciglio.
Il cuore del giovane asceta fu profondamente ferito da questo "tradimento" degli amici di un tempo, eppure non pensò mai, neppure per un attimo, di volgersi indietro e tornare sul suoi passi, dal momento che il Signore ha detto: "Chi pone mano all'aratro e poi si volge indietro, non è degno di me, e non può essere mio discepolo". Infatti all'antico maestro ed amico Ausonio, che lo scongiurava di tornare indietro, per riprendere a comporre poesie come ai vecchi tempi, Paolino rispondeva molto cortesemente ma con altrettanta fermezza: "Perché, o padre, mi comandi di ritornare ad occuparmi delle Muse, a cui ho rinunziato per sempre? 1 cuori consacrati a Cristo rigettano le Camène, né si schiudono al culto di Apollo. Un tempo io ebbi in comune con te l'ideale di invocare il sordo Apollo dalla spelonca di Delfo, invocare quali divinità le Muse, cercare nei boschi e per i monti il dono ivino della parola. Ora una forza nuova mi agita l'anima, un Dio più grande, ed esige costumi diversi, richiedendo per sé all'uomo il suo dono, affinché viviamo per il Padre della vita..." (Carm. X, 20-34).
Pur tuttavia numerosi amici della sua giovinezza apprezzarono molto il proposito ascetico di Paolíno, anzi molti addirittura ne seguirono l'esempio, abbracciando anch'essi l'ideale della perfezione cristiana. Sotto quest'aspetto, rimane emblematica la vicenda umana e spirituale di Sulpício Severo, l'amico di sempre di Paolino. Coetaneo del nostro Paolino, Severo apparteneva anche lui ad una ricca famiglía aquitana. I due si erano conosciuti fin dai primi anni della fanciullezza ed erano diventati compagni di studio ed intimi amici. Ad un certo punto, però, Severo aveva intrapreso gli studi giuridici ed era diventato un illustre avvocato del foro della città di Bordeaux. Ancora giovanissimo, aveva sposato una nobile e ricca proprietaria terriera dell'Aquitania. E tutto faceva prevedere una vita agiata e serena, colma di benessere e di gloria.
Ma la sventura bussò molto presto anche alla sua porta, rapendogli in un baleno il bene più grande e più amato del suo cuore, la dilettissima consorte. La scomparsa prematura della giovane moglie gettò lo sposo in un'angoscia mortale. Ma segnò anche il punto di svolta della sua vita cristiana. Nel frattempo egli aveva conosciuto il monaco Martino, vescovo di Tours e, anche sollecitato ed incoraggiato dalla cara suocera Bassula, aveva incominciato a frequentare assiduamente il grande monastero di Marmoutier, fondato e diretto dal santo Vescovo. Si era così innamorato anche lui della vita ascetica, che i monaci di quel cenobio conducevano sotto l'esperta guida del loro vescovo Martino.
Pertanto la conversione dell'amico Paolino, ben presto seguita dalla decisione di abbracciare l'ideale ascetico-monastico, non colse di sorpresa il giovane avvocato aquitano. Egli, in pieno accordo con la suocera, di fervente fede cristiana e martiniana, decise di imitare in tutto il fulgido esempio dell'amico Paolíno, seguendolo sulla strada della perfezione cristiana e promettendogli addirittura di raggiungerlo nel suo ritiro nolano. Perciò vendette anche lui i suoi beni e con parte del ricavato pensò di costruire un monastero a Primuliacum, località posta sulla strada che conduce da Tolosa a Narbona.
Morto Martino di Tours, molti monaci di Marmoutíer, tra cui si erano distinti Chiaro e Vittore, passarono al monastero di Prímuliacum, sotto la guida di Sulpicio Severo. In questo modo ben presto Prímulíacum divenne un centro famoso di formazione ascetico - monastica per i giovani figli delle famiglie aristocratiche aquitane. E proprio tramite l'attivo cenobio di Sulpicio Severo ed i suoi instancabili corrieri, molte delle consuetudini del monachesimo martiniano furono adottate dal monaci di Nola. La conversione di Paolíno ad una vita cristiana vissuta nell'impegno ascetíco segnò indubbiamente la svolta decisiva nella sua esistenza umana e spirituale. Per questo motivo essa costituì anche un avvenimento altamente discriminante tra i suoi amici di sempre. Così, da una parte, si trovarono schierati quelli che guardavano con simpatia alle scelte del giovane aquitano, dall'altra, invece, quelli che presero una netta posizione contro la sua decisione. Tutto questo però non impedì a Paolino di allacciare e rinsaldare vecchi e nuovi vincoli di amicizia.
Infatti la grande sensibilità del cuore di Paolino aveva sempre coltivato e continuò a coltivare un vivo sentimento d'amicizia verso tutti coloro che avevano avuto la fortuna di accompagnarsi a lui nel corso della sua formazione giovanile e della sua carriera politica. Orbene, allorquando egli decise di vendere il suo immenso patrimonio per darne il ricavato ai poveri, per poi ritirarsi dal mondo e mettersi alla sequela di Cristo, molti dei suoi vecchi amici non condivisero affatto le sue scelte cristiane e lo abbandonarono senza batter ciglio.
Il cuore del giovane asceta fu profondamente ferito da questo "tradimento" degli amici di un tempo, eppure non pensò mai, neppure per un attimo, di volgersi indietro e tornare sul suoi passi, dal momento che il Signore ha detto: "Chi pone mano all'aratro e poi si volge indietro, non è degno di me, e non può essere mio discepolo".
Infatti all'antico maestro ed amico Ausonio, che lo scongiurava di tornare indietro, per riprendere a comporre poesie come ai vecchi tempi, Paolino rispondeva molto cortesemente ma con altrettanta fermezza: "Perché, o padre, mi comandi di ritornare ad occuparmi delle Muse, a cui ho rinunziato per sempre? I cuori consacrati a Cristo rigettano le Camène, né si schiudono al culto di Apollo. Un tempo io ebbi in comune con te l'ideale di invocare il sordo Apollo dalla spelonca di Delfo, invocare quali divinità le Muse, cercare nei boschi e per i monti il dono ivino della parola. Ora una forza nuova mi agita l'anima, un Dio più grande, ed esige costumi diversi, richiedendo per sé all'uomo il suo dono, affinché viviamo per il Padre della vita..." (Carm. X, 20-34). Pur tuttavia numerosi amici della sua giovinezza apprezzarono molto il proposito ascetico di Paolíno, anzi molti addirittura ne seguirono l'esempio, abbracciando anch'essi l'ideale della perfezione cristiana. Sotto quest'aspetto, rimane emblematica la vicenda umana e spirituale di Sulpício Severo, l'amico di sempre di Paolino.
Coetaneo del nostro Paolino, Severo apparteneva anche lui ad una ricca famiglía aquitana. 1 due si erano conosciuti fin dai primi anni della fanciullezza ed erano diventati compagni di studio ed intimi amici. Ad un certo punto, però, Severo aveva intrapreso gli studi giuridici ed era diventato un illustre avvocato del foro della città di Bordeaux. Ancora giovanissimo, aveva sposato una nobile e ricca proprietaria terriera dell'Aquitania. E tutto faceva prevedere una vita agiata e serena, colma di benessere e di gloria. Ma la sventura bussò molto presto anche alla sua porta, rapendogli in un baleno il bene più grande e più amato del suo cuore, la dilettissima consorte. La scomparsa prematura della giovane moglie gettò lo sposo in un'angoscia mortale. Ma segnò anche il punto di svolta della sua vita cristiana. Nel frattempo egli aveva conosciuto il monaco Martino, vescovo di Tours e, anche sollecitato ed incoraggiato dalla cara suocera Bassula, aveva incominciato a frequentare assiduamente il grande monastero di Marmoutier, fondato e diretto dal santo Vescovo. Si era così innamorato anche lui della vita ascetica, che i monaci di quel cenobio conducevano sotto l'esperta guida del loro vescovo Martino.
Pertanto la conversione dell'amico Paolino, ben presto seguita dalla decisione di abbracciare l'ideale ascetico-monastico, non colse di sorpresa il giovane avvocato aquitano. Egli, in pieno accordo con la suocera, di fervente fede cristiana e martiniana, decise di imitare in tutto il fulgido esempio dell'amico Paolíno, seguendolo sulla strada della perfezione cristiana e promettendogli addirittura di raggiungerlo nel suo ritiro nolano. Perciò vendette anche lui i suoi beni e con parte del ricavato pensò di costruire un monastero a Primuliacum, località posta sulla strada che conduce da Tolosa a Narbona. Morto Martino di Tours, molti monaci di Marmoutíer, tra cui si erano distinti Chiaro e Vittore, passarono al monastero di Prímuliacum, sotto la guida di Sulpicio Severo. In questo modo ben presto Prímulíacum divenne un centro famoso di formazione ascetico - monastica per i giovani figli delle famiglie aristocratiche aquitane. E proprio tramite l'attivo cenobio di Sulpicio Severo ed i suoi instancabili corrieri, molte delle consuetudini del monachesimo martiniano furono adottate dal monaci di Nola.
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