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Gli storici degli ultimi decenni, come l'archeologo Antonio Ferrua (Leo e Lupinus vescovi di Nola, in Vetera Christianorum 11(1974), pp. 97-109), hanno finalmente risolto l'annoso problema della collocazione del vescovo Aureliano (442-480), il quale, per un'erronea lettura dell'epigrafe a lui dedicata (CIL X, 1366) era stato spostato dal V al VI o VII secolo. Il suo lungo episcopato, pertanto, inserito a buon diritto nel V sec., ha eliminato dal periodo due presunti vescovi di Nola, vale a dire Quodvultdeus e Deodatus o Adeodatus, mai esistiti, secondo questi studiosi.
Aureliano assistette con viva angoscia al crollo dell'Impero romano d'Occidente (476). Gli ultimi vescovi del V secolo, successori di Aureliano, furono Felice II, morto nel 484 (CIL X, 1344), Giovanni Talaia, ex-patriarca di Alessandria, allontanato dalla sua sede dagli eretici ariani. Il Papa Felice III destinò Giovanni Talaia a Nola nel 484, secondo il cronografo Liberato Diacono (Breviarium, cap.18: PL 68, 1027). A succedergli fu il vescovo Teodosio, che in parte condivise l'attività pastorale con l'alessandrino Giovanni e morì nel 490. A chiudere il V secolo fu il vescovo Sereno (490-505), destinatario di alcune lettere di Papa Gelasio I (492-496) (PL 59,13-190). Frattanto gli Ostrogoti di Teodorico (493-526) si erano impadroniti dell'Italia e spadroneggiavano nelle nostre terre.
Anche la serie dei Vescovi nolani del VI secolo risulta abbastanza ben documentata dal punto di vista epigrafico. Successore del vescovo Sereno fu probabilmente Prisco, morto nel 523, come si evince dal suo epitaffio presente a Cimitile (CIL X, 1348). A lui successe il vescovo Musonio (523-535), la cui epigrafe tombale, scoperta a Cimitile nel 1950 e pubblicata da Domenico Mallardo nel 1955 (Rendiconti dell'Accademia di archeologia, scienze e lettere di Napoli 30 (1955), p. 201, tav. II,2), ne rivelò l'attività episcopale nell'ultima fase del regno di Teodorico, fase caratterizzata dalla reazione del re alla politica filo-bizantina della Chiesa di Roma.
Morto Musonio il 19 settembre del 535, gli successe il vescovo Leone I (535-ca.550). Il suo episcopato si inserisce direttamente nei rapporti tra Roma e Costantinopoli. Infatti il nuovo vescovo di Nola, insieme con altri quattro vescovi (Sabino di Canosa, Asterio di Salerno, Rustico di Fiesole ed Epifanio di Ascoli) e con Teofane e Pelagio, diaconi della Chiesa Romana, fece parte della delegazione inviata dal papa Agapito, verso la fine del 535, per partecipare al Sinodo tenutosi a Costantinopoli il 2 maggio 536. Morì intorno al 550 (CIL X,1362). A lui dovette succedere Giovanni II, destinatorio di due lettere del Papa Gelasio I (555-560), ripescato dalla storia ad opera dell'archeologo napoletano Domenico Mallardo. Giovanni morì dopo il 560, mentre dell'episcopato del suo successore Senato abbiamo un'iscrizione sepolcrale, che proclama la fede del defunto nella risurrezione dei morti (Ego Senatus episcopus credo resurgere: CIL X,1380).
Sotto il ponteficato di papa Gregorio Magno (590-604) svolge il suo ministero il vescovo di Nola Gaudenzio. Papa Gregorio, che intrattiene con lui una fitta corrispondenza epistolare degna di essere studiata, gli affida l'incarico di Visitatore apostolico della Chiesa di Capua.
Col VII secolo anche la comunità nolana entra nell'Alto Medioevo e diventa difficile seguire la serie dei Vescovi che l'hanno illustrata soprattutto nell'epoca longobarda e carolingia. Orbene, durante la dominazione longobarda, le reliquie dei vescovi S. Massimo e S. Paolino furono trasportate a Benevento, e, di là, quelle di Paolino, nel 1003, vennero trasferite nell'isola tiberina, a Roma, nella Basilica di S. Bartolomeo, per volere ed opera dell'imperatore germanico Ottone III.
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