Tessitori di fraternità sulla via della santità

L'ultimo contributo di don Ciro Biondi per la rubrica di inDialogo, "Il dono della missione"

Il 3 ottobre papa Francesco firmerà la sua terza enciclica, Fratelli tutti, sulla tomba di quel fratello universale che fu Francesco d’Assisi. E proprio quest’anno la Giornata Missionaria Mondiale, che si è celebrata il 18 ottobre, avrà per tema Tessitori di fraternità. Non credo nella casualità ma nella provvidenza e sono sicuro che i due titoli si sono rincorsi nel cuore di papa Francesco in questo tempo in cui la paura ci ha rintanati lontani dalle persone considerandole ‘untori’ di manzoniana memoria.

Ma i discepoli missionari di Gesù Cristo non possono rinnegare la loro vocazione di ‘congiunti’ di tutta l’umanità. I 177 medici, i 121 sacerdoti, di cui tanti missionari, e i 42 infermieri che hanno donato la vita durante questo periodo di angoscia indicano che oltre la egocentricità insegnata dai vigliacchi c’è una santità che non può essere frenata, essa straripa e inonda tutta l’umanità fecondandola di fraternità. Abbiamo visto il colore della fraternità nel sangue sparso di don Roberto Malgesini, il sacerdote di Como, fratello degli ultimi degli ultimi. «I morti non fanno rumore, non fanno più rumore del crescere dell’erba», scriveva Ungaretti, ma aveva torto. Questi morti gridano fraternità, un grido che fa parte dell’essenza dell’umano.

La fraternità, prima ancora di essere una caratteristica dei cristiani, è un’esperienza propria di ogni persona che i discepoli di Gesù sono chiamati a custodire e a coltivare in pregnanza di significato, perché sia vissuta direttamente o indirettamente da ogni persona fin dai primi istanti della vita mentre si stringe al dito di chi si curva sulla culla e legge l’amore nell’universalità del sorriso. L’Evangelii gaudium è un compendio di questa connaturalità, al n.179 insegna: «nel fratello si trova il permanente prolungamento dell’Incarnazione per ognuno di noi», «il servizio della carità è una dimensione costitutiva della missione della Chiesa ed è espressione irrinunciabile della sua stessa essenza». Come la Chiesa è missionaria per natura, così sgorga inevitabilmente da tale natura la carità effettiva per il prossimo, la compassione che comprende, assiste e promuove. Al n.99 papa Francesco mentre esamina il nostro tempo dà anche la direzione che il cristiano deve percorrere per rimanere nella sequela di Cristo: «Il mondo è lacerato dalle guerre e dalla violenza, o ferito da un diffuso individualismo che divide gli esseri umani e li pone l’uno contro l’altro ad inseguire il proprio benessere. In vari Paesi risorgono conflitti e vecchie divisioni che si credevano in parte superate. Ai cristiani di tutte le comunità del mondo desidero chiedere specialmente una testimonianza di comunione fraterna che diventi attraente e luminosa. Che tutti possano ammirare come vi prendete cura gli uni degli altri, come vi incoraggiate mutuamente e come vi accompagnate: ‘Da questo tutti sapranno che siete miei discepoli: se avete amore gli uni per gli altri’ (Gv 13,35). Siamo sulla stessa barca e andiamo verso lo stesso porto!».

Nel messaggio per la Giornata missionaria mondiale 2020 il Papa scrive: «Capire che cosa Dio ci stia dicendo in questi tempi di pandemia diventa
una sfida anche per la missione della Chiesa. La malattia, la sofferenza, la paura, l’isolamento ci interpellano. La povertà di chi muore solo, di chi è abbandonato a sé stesso, di chi perde il lavoro e il salario, di chi non ha casa e cibo ci interroga. In questo contesto, la domanda che Dio pone: ‘Chi manderò?’, ci viene nuovamente rivolta e attende da noi una risposta generosa e convinta: ‘Eccomi, manda me!’(Is 6,8). Dio continua a cercare chi inviare al mondo e alle genti per testimoniare il suo amore, la sua salvezza dal peccato e dalla morte, la sua liberazione dal male». È tempo di metterci al telaio della storia e tessere la fraternità.




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