La cultura della cura come percorso di pace

Il vicario per la Carità, don Aniello Tortora, presenta il messaggio del Papa per la prossima Giornata mondiale della Pace



a cura di Aniello Tortora

vicario per la Carità

Anche quest’anno, secondo tradizione, Papa Francesco ha fatto dono alla chiesa e a tutti gli uomini di buona volontà del Messaggio per la pace 2021. La Giornata, istituita da Paolo VI con un messaggio datato 8 dicembre 1967, fu celebrata per la prima volta il 1º gennaio 1968. Da quell'anno il Papa  invia ai capi delle Nazioni e a tutti gli uomini di buona volontà un messaggio che invita alla riflessione sul tema della pace, del disarmo, della giustizia e dello sviluppo.

Giovanni Battista Montini la istituì con un messaggio datato l'8 dicembre 1967. «Noi», scrisse, «possiamo avere un'arma singolare per la pace: la preghiera, con le sue meravigliose energie di tonificazione morale e di impetrazione, di trascendenti fattori divini, di innovazioni spirituali e politiche; e con la possibilità ch'essa offre a ciascuno di interrogarsi individualmente e sinceramente circa le radici del rancore e della violenza, che possono eventualmente trovarsi nel cuore di ognuno. Come augurio e come promessa - all'inizio del calendario che misura e descrive il cammino della vita umana nel tempo -  che sia la pace con il suo giusto e benefico equilibrio a dominare lo svolgimento della storia avvenire». L'appuntamento venne confermato dai successivi Papi: Giovanni Paolo II, Benedetto XVI e Francesco. È posta sotto il sigillo della  Madonna, Regina della pace, poiché i Messaggi dei Pontefici sono tutti promulgati e firmati l’8 dicembre, giorno dell’Immacolata Concezione. La Giornata invece si celebra il primo gennaio, festa di Maria Madre di Dio.

Nel 1968, Paolo VI propose la riflessione sulla pace del Concilio appena concluso. Spiegò che la "promozione dei diritti dell’uomo” è il “cammino della pace”. L’anno dopo si occupò di educazione e riconciliazione. Nel 1971 il Messaggio di Paolo VI fu intitolato “Ogni uomo è mio fratello”, affermazione che arriva nel pieno della guerra fredda. San Giovanni Paolo II nel primo del suoi 27 Messaggi si occupò dei movimenti pacifisti, spiegando che si deve rispettare l’uomo ed educare. L’anno dopo introdusse la questione della “verità” come forza della pace, e poi della libertà come chiave di lettura. Nei suoi Messaggi un concetto ricorrente: la pace è conquista collettiva delle nazioni, ma anche responsabilità personale dei singoli uomini. Se manca la seconda la pace non regge.  Benedetto XVI confermò le intuizioni dei suoi predecessori e nel suo primo messaggio mise in relazione pace e verità, riferita ad un ordine superiore.

Papa Francesco è giunto al suo ottavo Messaggio: "Fraternità, fondamento e via per la pace" (2014), Non più schiavi ma fratelli (2015), "Vinci l'indifferenza e conquista la pace" (2016), "La nonviolenza: stile di una politica per la pace" (2017), "Migranti e rifugiati: uomini e donne in cerca di pace (2018), "La buona politica è al servizio della pace" (2019), "La Pace come cammino di speranza: dialogo, riconciliazione e conversione ecologica" (2020), "La cultura della cura come percorso di pace". Quest’anno il testo del Messaggio  per la 54ª Giornata Mondiale della Pace, ha come  tema “La cultura della cura come percorso di pace”.

Papa Francesco esordisce dicendo che “Il 2020 è stato segnato dalla grande crisi sanitaria del Covid-19, trasformatasi in un fenomeno multisettoriale e globale, aggravando crisi tra loro fortemente interrelate, come quelle climatica, alimentare, economica e migratoria, e provocando pesanti sofferenze e disagi”. “Penso anzitutto a coloro che hanno perso un familiare o una persona cara, ma anche a quanti sono rimasti senza lavoro”, prosegue Francesco: “Un ricordo speciale va ai medici, agli infermieri, ai farmacisti, ai ricercatori, ai volontari, ai cappellani e al personale di ospedali e centri sanitari, che si sono prodigati e continuano a farlo, con grandi fatiche e sacrifici, al punto che alcuni di loro sono morti nel tentativo di essere accanto ai malati, di alleviarne le sofferenze o salvarne la vita”. Nel rendere omaggio a queste persone, il Papa rinnova l’appello “ai responsabili politici e al settore privato affinché adottino le misure adeguate a garantire l’accesso ai vaccini contro il Covid-19 e alle tecnologie essenziali necessarie per assistere i malati e tutti coloro che sono più poveri e più fragili”. “Duole constatare che, accanto a numerose testimonianze di carità e solidarietà, prendono purtroppo nuovo slancio diverse forme di nazionalismo, razzismo, xenofobia e anche guerre e conflitti che seminano morte e distruzione”, il monito di Francesco, che esorta invece a “prenderci cura gli uni degli altri e del creato, per costruire una società fondata su rapporti di fratellanza”. Di qui l’importanza di promuovere la “cultura della cura” per “debellare la cultura dell’indifferenza, dello scarto e dello scontro, oggi spesso prevalente”.

“Numerose città sono diventate come epicentri dell’insicurezza: i loro abitanti lottano per mantenere i loro ritmi normali, perché vengono attaccati e bombardati indiscriminatamente da esplosivi, artiglieria e armi leggere”. A denunciarlo è il Papa, che, ancora, nel messaggio  esorta al “rispetto del diritto umanitario, soprattutto in questa fase in cui conflitti e guerre si susseguono senza interruzione”. “Purtroppo molte regioni e comunità hanno smesso di ricordare un tempo in cui vivevano in pace e sicurezza”, il grido d’allarme di Francesco: “I bambini non possono studiare. Uomini e donne non possono lavorare per mantenere le famiglie. La carestia attecchisce dove un tempo era sconosciuta. Le persone sono costrette a fuggire, lasciando dietro di sé non solo le proprie case, ma anche la storia familiare e le radici culturali. Le cause di conflitto sono tante, ma il risultato è sempre lo stesso: distruzione e crisi umanitaria”. “Dobbiamo fermarci e chiederci: cosa ha portato alla normalizzazione del conflitto nel mondo?”, la proposta del Papa: “E, soprattutto, come convertire il nostro cuore e cambiare la nostra mentalità per cercare veramente la pace nella solidarietà e nella fraternità?”. “Quanta dispersione di risorse vi è per le armi, in particolare per quelle nucleari, risorse che potrebbero essere utilizzate per priorità più significative per garantire la sicurezza delle persone, quali la promozione della pace e dello sviluppo umano integrale, la lotta alla povertà, la garanzia dei bisogni sanitari”, fa notare Francesco: “Anche questo, d’altronde, è messo in luce da problemi globali come l’attuale pandemia da Covid-19 e dai cambiamenti climatici”. Di qui il rinnovo della proposta di “costituire con i soldi che s’impiegano nelle armi e in altre spese militari un Fondo mondiale per poter eliminare definitivamente la fame e contribuire allo sviluppo dei Paesi più poveri”.

L’educazione alla cura nasce nella famiglia, nucleo naturale e fondamentale della società, dove s’impara a vivere in relazione e nel rispetto reciproco. Ne è convinto il Papa, che nel messaggio afferma che “la famiglia ha bisogno di essere posta nelle condizioni per poter adempiere questo compito vitale e indispensabile”, grazie anche alla collaborazione con “altri soggetti preposti all’educazione”, come la scuola, l’università e “i soggetti della comunicazione sociale”, chiamati a “veicolare un sistema di valori fondato sul riconoscimento della dignità di ogni persona, di ogni comunità linguistica, etnica e religiosa, di ogni popolo e dei diritti fondamentali che ne derivano”.

“La cultura della cura, quale impegno comune, solidale e partecipativo per proteggere e promuovere la dignità e il bene di tutti, quale disposizione ad interessarsi, a prestare attenzione, alla compassione, alla riconciliazione e alla guarigione, al rispetto mutuo e all’accoglienza reciproca, costituisce una via privilegiata per la costruzione della pace”. Lo scrive il Papa, nella parte finale del messaggio. “In molte parti del mondo – la sua proposta – occorrono percorsi di pace che conducano a rimarginare le ferite, c’è bisogno di artigiani di pace disposti ad avviare processi di guarigione e di rinnovato incontro con ingegno e audacia”. “In questo tempo, nel quale la barca dell’umanità, scossa dalla tempesta della crisi, procede faticosamente in cerca di un orizzonte più calmo e sereno, il timone della dignità della persona umana e la ‘bussola’ dei principi sociali fondamentali ci possono permettere di navigare con una rotta sicura e comune”, assicura Francesco: “Tutti insieme collaboriamo per avanzare verso un nuovo orizzonte di amore e di pace, di fraternità e di solidarietà, di sostegno vicendevole e di accoglienza reciproca. Non cediamo alla tentazione di disinteressarci degli altri, specialmente dei più deboli, non abituiamoci a voltare lo sguardo, ma impegniamoci ogni giorno concretamente per formare una comunità composta da fratelli che si accolgono reciprocamente, prendendosi cura gli uni degli altri”.

Siamo tutti invitati, soprattutto i parroci, a diffondere nelle nostre comunità questo Messaggio. Dobbiamo educarci a prenderci cura gli uni degli altri, per divenire tutti artigiani della pace anche nella nostra Chiesa locale.


Leggi il Messaggio del Santo Padre






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