Ai piedi del Vesuvio una scintilla di eterno

Il barnabita Francesco Castelli è il protagonista dell'ultimo contributo per la rubrica di inDialogo "Il sale della terra"


I genitori sono di nobile stirpe: il padre è Giuseppe Castelli, di un’aristocratica famiglia spagnola, e la madre è la contessa Benedetta Allard, dei Léon di Francia. E lui, figlio di alti natali secondo il mondo, si guadagnerà la ricchezza del Cielo vivendo secondo il Vangelo. Francesco – questo il primo di molti nomi che gli vengono dati – nasce il 19 marzo 1752 a Sant’Anastasia, cittadina alle falde del Vesuvio, sede tra l’altro del santuario della Madonna dell’Arco, tanto amato dalla pietà popolare. Fin dalla più tenera età, Francesco gode dell’ammirazione di tutti: è un ragazzo diligente nello studio e di profonda spiritualità: speciale è la sua devozione alla Madonna della Purità. In città lo chiamano «‘o santariello» (il piccolo santo).

Ma Francesco non è un bigotto: vive la vita dei ragazzi della sua età tra gli impegni e i giochi, ma la vive seguendo il bene. Arriva anche per lui il tempo delle scelte importanti. Vicino a Sant’Anastasia, nella località Zazzara, venivano a trascorrere le vacanze gli aspiranti dei Chierici Regolari di San Paolo, o Barnabiti, fondati nel 1530 da sant’Antonio Maria Zaccaria. Francesco, che pure aveva frequentato i Frati Minori Conventuali del suo paese per motivi di studio, si sente attirato dallo stile dei religiosi barnabiti e così, nel 1766, si trasferisce a Napoli per completare gli studi e intraprendere, nel 1770, la vita religiosa. Il suo fervore, il suo amore per Dio e la capacità di mettersi al servizio degli altri è notata da tutti, che ne sono ammirati. A questo periodo risalgono alcuni racconti di episodi soprannaturali raccontati dai confratelli.

Nel maggio del 1771, anno in cui emette i voti, inizia però ad accusare problemi di salute; il responso è terribile: turbecolosi. Ogni cura è inutile. Ma anche nell’attraversare la malattia, Francesco mostra una serenità e una pace interiore che solo gli amici di Dio possono avere. Il più tranquillo, fra tanti affanni che lo circondavano, è proprio lui. Tornato a casa a Sant’Anastasia, la sera del 18 settembre 1771, quindici giorni dopo il suo arrivo, era ormai agonizzante. Attorno a lui ci sono familiari, il padre barnabita Narducci e il parroco di Sant’Anastasia, al quale pare che il moribondo chiese l’ora: «Sono le ventitré», rispose il parroco. «Bene», replicò il giovane, «ecco un’ora buona; ancora un’altra e io sarò nell’eternità».

E così, proprio alla mezzanotte del 19 settembre, Francesco muore, con lo sguardo rivolto alla Madonna della Purità: aveva solo 19 anni. Ma non è tutto: nello stesso istante a Napoli, a
San Carlo alle Mortelle, dove il giovane si era avviato alla vita religiosa, padre Francesco Saverio Maria Bianchi, suo maestro – che sarebbe stato canonizzato nel 1951 – raduna i chierici: «Pregate con me perché Francesco Maria Castelli è morto». Evidentemente, a volte, il Signore concede doni singolari ai suoi figli, per motivi a Lui noti. Questo il racconto straordinario del transito di Francesco. La sua fama di santità si diffonde quasi subito tra quanti l’avevano conosciuto ed è alimentata, tra l’altro, anche dalla sua prima biografia, scritta proprio da san Francesco Saverio Maria Bianchi.

Dopo l’avvio della causa di beatificazione, oggi Francesco Castelli è Venerabile. Le sue spoglie riposano presso la chiesa di Santa Maria di Caravaggio in piazza Dante a Napoli, tuttora retta dai padri Barnabiti. La stessa chiesa ospita i resti del suo maestro,  san Francesco Saverio Maria Bianchi.




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