«Biocidio» di Gianni Esposito: in Spagna il documentario del giovane fotoreporter

Dal 26 gennaio al 16 febbraio, il progetto è in mostra nella Sala Fujifilm dell'Efti di Madrid, centro internazionale di fotografia e cinema.

«Biocidio» è un documentario audiovisivo e descrittivo che legge la realtà dello smaltimento illegale di rifiuti e della devastazione ambientale in Campania. A realizzare questo progetto, da oggi, 26 gennaio, in mostra in Spagna, è stato Gianni Esposito, un fotografo e filmmaker, originario di Scisciano (Na) e residente a Barcellona. «Biocidio per me è sicuramente un progetto differente da quelli a cui ho lavorato finora - ha commentato Gianni Esposito -. Riguarda una parte di storia dei territori in cui sono nato e cresciuto e dove ancora oggi vive la mia famiglia, quindi è facile capire che sono coinvolto non solo personalmente ma anche emotivamente».

Il documentario cammina su due focus: uno sulle persone e l’altro sui dati terrificanti della «Terra dei Fuochi». Un progetto che parte dalle persone per arrivare alle persone, costruito su fatti e dati ma anche sulle storie che rendono il documentario non un racconto di morte ma di speranza senza uscire dalla realtà. In questa narrazione, ci sono storie che si intrecciano con i dati freddi e tristemente reali, ci sono sguardi che educano una terra abituata, spesso, al male.

«Biocidio» arriva in Spagna: esposizione nella Sala Fujifilm dell'Efti

«Biocidio» ha l'obbiettivo di riaprire il dibattito sull'attuale e preoccupante situazione ambientale di uno dei territori più inquinati d'Italia, a distanza di decenni di abusi ambientali. Dal 26 gennaio al 16 febbraio, il documentario è in mostra nella Sala Fujifilm dell'Efti di Madrid, centro internazionale di fotografia e cinema.

«Biocidio è il mio primo progetto personale - sottolinea Esposito - a cui ho dedicato più di due anni della mia vita. Certamente è un orgoglio ed una soddisfazione immensa poter mostrare questa storia nel Paese che mi ha cresciuto fotograficamente ed anche personalmente. In Spagna sono molto sentite le tematiche che riguardano l’ambiente, è spesso gli si dà molta visibilità». 

Un lavoro intenso e meticoloso che nasce dall'amore per la propria terra e dal desiderio di dare delle risposte a dubbi ed inquietudini. «L’idea di produrre un lavoro di questo tipo nasce soprattutto da un impulso personale e da un interesse verso l’unico posto che ci resta per vivere - ha aggiunto Esposito - . Era da tempo, direi da quando studiavo a Napoli, nutrivo un interesse particolare per questa storia. Non riuscivo a capire. Dopo quasi tre decenni, siamo arrivati ad una conoscenza più o meno dettagliata sulle cause ed i luoghi contaminati, però perché sono in pochi ad interessarsi realmente. Eppure è un problema che dovrebbe riguardare tutti. Allora mi sono detto: perché non mostrarlo visivamente, cercando di farlo in maniera diversa da come è stato fatto fin ora. La mia intenzione è sempre stata quella di investigare e far chiarezza, ed ognuno lo fa con i mezzi che ha a disposizione».

«Biocidio»: perché questo titolo

La parola 'biocidio', dal greco bios, che significa «vita» e dal latino «-cidium», da caedĕre, «uccidere», è un concetto coniato dagli attivisti per definire le conseguenze dei crimini ambientali che colpiscono l'intero ecosistema. Questo progetto, avviato nel 2021, cerca di indagare e testimoniare la tragedia umana e ambientale che si sta consumando in uno dei luoghi più inquinati d’Italia e d’Europa. 

Tra il 1994 e il 2012 la Campania si è ritrovata in uno stato di emergenza ambientale, soprattutto tra le province di Napoli e Caserta. Una delle cause che ha portato maggiormente ad una crisi senza precedenti è stata la difficoltà o in alcuni casi l’incapacità di smaltire i rifiuti solidi urbani, oltre ad una mancata bonifica dei luoghi già inquinati. Un totale di 366 siti sono stati classificati come «siti contaminati», e questo significa che potrebbero rappresentare una seria fonte di rischio per la salute umana o l'integrità degli ambienti naturali. Ad oggi esiste un Piano Regionale di Bonifica con un censimento dei siti contaminati, tuttavia le attività di bonifica svolte sono ancora troppo poche e la maggior parte dei siti deve ancora essere riqualificata. L'Istituto Superiore di Sanità segnala che attualmente in questi luoghi il tasso di mortalità per malattie neoplastiche è di molto superiore rispetto alla media nazionale.

Il progetto di Gianni Esposito racconta di un viaggio tra i principali luoghi simbolo di contaminazione. Un viaggio che attraversa le storie di persone che vivono sulla propria pelle gli effetti del cancro, esempio di come l'inquinamento ha un ruolo rilevante sulla vita e la salute di chi popola aree altamente contaminate. Miriam, Angelica, Vincenzo, Francesco, Angelo, Gabriele, Nicola, Onofrio, Enzo, Marzia, Ciro, Salvatore e Stefano sono i protagonisti del documentario che danno voce al progetto e rappresentano la testimonianza di lotta e di strade virtuose possibili in una terra inquinata.

«Mi piacerebbe un giorno poter portare questo lavoro anche nei nostri territori. Non saprei dire sinceramente cosa può significare questa esposizione per il territorio campano ed i protagonisti di questo racconto. Ma ho la certezza che se parte dei cittadini campani avesse lo stesso interesse e forza delle persone che ho incontrato in questo cammino, probabilmente staremo qui a raccontare una storia diversa», ha concluso Esposito.

Gianni Esposito, un giovane fotoreporter: da Scisciano a Barcellona

Gianni Esposito è un fotografo e filmmaker, residente a Barcellona. Laureatosi come ingegnere delle opere presso l'Università di Napoli Federico II, decide di trasferirsi in Spagna. Attratto dal mondo dell'audiovisivo, studia fotografia professionale presso la scuola Mistos di Alicante e frequenta corsi di fotogiornalismo presso il Centro Internazionale di Fotografia e Cinema EFTI di Madrid. La sua carriera come fotogiornalista inizia documentando gli scontri in Catalogna durante i giorni delle proteste indipendentiste. Dopo aver lavorato per alcuni media come freelance, presto sente la necessità di approfondire le storie che affronta. Si dedica a progetti di medio e lungo termine e, grazie anche al suo background come ingegnere, si specializza in temi legati all'ambiente. Durante l'ultimo anno, torna nelle università, dove tiene conferenze e laboratori, per promuovere l'importanza della ricerca giornalistica nelle storie di impatto sull'ambiente.

I suoi lavori sono stati selezionati in concorsi come il Canon Student Development Program e il Festival della Fotografia Etica in Italia. Nel 2022 vince la borsa di studio di fotogiornalismo Enrique Meneses con il suo progetto personale Biocidio. 




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