Sono iniziate ieri pomeriggio, 27 agosto, le Giornate nazionali di formazione e spiritualità missionaria, promosse dall’Ufficio per la cooperazione Missionaria tra la Chiese e la Fondazione Missio-Cei e in corso presso la Domus Pacis di Assisi fino al 30 agosto.
Si tratta di un appuntamento ormai tradizionale che raduna ad Assisi missionari, laici e operatori pastorali da tutta Italia, desiderosi di nutrirsi alla scuola della Parola e di rileggere insieme le sfide del nostro tempo alla luce del Vangelo.
La prima giornata si è aperta con la lectio divina guidata dal biblista Angelo Fracchia, che ha condotto i partecipanti a meditare il brano di Isaia 43,15-22. Quattro le immagini consegnate come chiavi di lettura: la barca sballottata dalle onde, dove Gesù condivide la sorte dei discepoli pur nella sua fiducia; il Dio misterioso, nascosto ma presente nei segni; l’invito a cercare il Signore nei luoghi inaspettati, come insegna la parabola del buon samaritano; e infine l’appello a non restare prigionieri del passato, ma a riconoscere i “germogli” di novità che Dio fa nascere. «Il Dio che compare nel mondo – ha sottolineato Fracchia – non toglie la croce, ma vi sale sopra».
Successivamente, la riflessione si è spostata sulle sfide globali con l’intervento di Massimo Pallottino, coordinatore dell’Unità studi e advocacy di Caritas Italiana, che ha tracciato un quadro ampio e realistico della situazione mondiale, invitando a riscoprire la missione come servizio al bene comune, con un protagonismo sempre più attivo dei laici e con la capacità di contrastare i processi di disumanizzazione che attraversano le società contemporanee. Infatti “Cambiamo la rotta” è stato il tema da lui affrontato, titolo della campagna Caritas e altri enti tra cui la Fondazione Missio sul debito e sulla finanza, a partire dai cambiamenti degli scenari globali.
Ai partecipanti è stato consegnato un “mandato” articolato in quattro dimensioni: Filatura, l’immagine di Dio tessitrice che ricompone i fili spezzati della storia; Incontro dei volti, antidoto alle logiche di esclusione; Cura dell’altro, segno concreto della carità; Speranza, che apre a percorsi nuovi e inattesi.
La serata si è conclusa in un clima di fraternità con una cena etnica all'aperto, occasione per conoscersi e condividere, e con un momento di preghiera comune.
Le Giornate proseguiranno con nuovi momenti di confronto, spiritualità e formazione, perché – come ricordano gli organizzatori – «la missione continua ad essere dono di speranza e di vita nuova per tutti».
