Il tempo attraversato alla luce di Cristo lega le omelie del vescovo di Nola, monsignor Francesco Marino, nelle Celebrazioni eucaristiche presso la Cattedrale, del 31 dicembre e del 1° gennaio.
Dio aiuta a vivere il tempo senza confusione
«Ogni celebrazione eucaristica, per sua natura, è un rendimento di grazie al Signore. In particolare, però, nello scandire del tempo, questa celebrazione ci riporta a questo atteggiamento spirituale della lode, vero, autentico, direi contemplativo, che nasce dall'esperienza di fede profonda che ci porta a rendere grazie a Dio e a lodarlo. E come ci ricorda l'inno Te deum la lode ci apre alla speranza in Dio. Il tempo cristiano, infatti, trova la sua collocazione, potremmo dire così, in un ordine superiore, quando noi lo viviamo proprio nell'atteggiamento spirituale, teologale della speranza in Dio. Il contrario della speranza cristiana non è tanto la disperazione ma piuttosto la confusione, il perdere l'orientamento. Il Signore ci insegna ad assumere le nostre fragilità e anche quelle sociali, il Signore ci concede di orientarci su di lui. Possiamo essere fragili ma non totalmente disorientati, cioè senza l'orientamento, senza riuscire dare alla nostra vita un significato, una direzione, un senso. Soltanto Dio dà senso alla vita dell'uomo. E il Signore, per fare questo, si è fatto uomo. Dio si è fatto uomo perché noi fossimo totalmente riportati a Lui, divinizzati in Lui, e avessimo dunque questo orientamento, questa luce interiore che ci fa percorrere il tempo con responsabilità e nella pace. Non saremo confusi, perché abbiamo, potremmo dire così, la luce davanti ai nostri occhi, il verbo di Dio che si è fatto carne. Dio stesso, che nella sua benevolenza e nel suo amore, apre a noi il suo Regno. E noi camminiamo attraverso il tempo verso la pienezza del Regno», ha detto il vescovo Marino, durante la Santa Messa del 31 dicembre.
L'atteggiamento dei pastori, il loro lodare e glorificare Dio, dopo aver visitato Gesù nella mangiatoia, è da esempio per chi crede, ha aggiunto monsignor Marino: «Io credo che questo atteggiamento, che caratterizza il tempo liturgico che stiamo vivendo, possa rimanere come un atteggiamento spirituale costante nella nostra vita di fede, nella nostra vita di speranza. Uomini e donne che sanno guardare nella profondità che è annunciata nel Vangelo. Un atteggiamento, quello dei pastori, da fare nostro, insieme all'atteggiamento di preghiera di Maria per essere, come lei, intenti a custodire "il Natale", memori, come ci dice il padre della chiesa, San Giovanni Crisostomo che "chi prega ha le mani sul timone della storia"».
La luce di Cristo fonte della pace
La celebrazione del 1° gennaio è stata impreziosita dall'arrivo in Cattedrale della Luce di Betlemme, simbolo, ha detto il vescovo Francesco Marino di un «messaggio di pace che trova la sua realtà fondata nella persona di Gesù, il figlio eterno del Padre che, come abbiamo ascoltato da san Paolo, è nato da donna, è nato sotto la legge, appartiene cioè al popolo dell'Alleanza, al popolo di Dio, ma è venuto per tutti i popoli, perché, come l'evangelista Luca dice, egli è la luce per la redenzione del mondo, la redenzione di tutti, e come anche il Vangelo di Giovanni, è la vita e la vita è la luce del mondo».
Un bambino, Gesù, in cui «si è compiuta la nostra pace - ha sottolineato il vescovo di Nola -, la pace che fa dei popoli una sola realtà. Ma è anche pace per ciascuno di noi. Vedete, in questo annuncio così breve che la ci ripropone, che la fede ci dona, c'è la promessa e la realtà insieme. E nella promessa c'è anche un invito alla nostra personale responsabilità alla costruzione della pace. Sociale, comunitaria e universale». I cristiani sono maggiormente responsabili, per la loro fede, di questa pace, ha aggiunto monsignor Marino: «Abbiamo ascoltato queste parole "ti benedica il Signore e ti custodisca. Il Signore faccia risplendere per te il suo volto e ti faccia grazia. Il Signore rivolga a te il suo volto e ti conceda la pace". Ed è Gesù il volto di Dio, la sua luce. Nel volto di Dio c'è l'amore. In quel volto, come su quello delle persone che amiamo, scopriamo la nostra identità». L'identità di figli, da figli, i cristiani riflettono il volto di Dio. «Il Signore, all'inizio di questo nuovo anno - ha concluso il vescovo Marino - ci dia la bellezza di scoprire tutto questo e di viverlo in compagnia di Maria, madre di Gesù. Un altro volto luminoso, materno. Maria diventata madre di Dio perché nella fede ha accolto la Parola di Dio, in tutte le sue fibre, in tutta la sua realtà. Il Signore ci conceda di riconoscerla e di sentirla come nostra madre, che accompagna il cammino luminoso della Chiesa e dell'umanità redenta».
Verso una pace disarmata e disarmante. Il messaggio di papa Leone
Luce e tenebre sono state richiamate da papa Leone XIV nel messaggio per LIX Giornata mondiale per la pace: «Il contrasto fra tenebre e luce, infatti, non è soltanto un’immagine biblica per descrivere il travaglio da cui sta nascendo un mondo nuovo: è un’esperienza che ci attraversa e ci sconvolge in rapporto alle prove che incontriamo, nelle circostanze storiche in cui ci troviamo a vivere. Ebbene, vedere la luce e credere in essa è necessario per non sprofondare nel buio. Si tratta di un’esigenza che i discepoli di Gesù sono chiamati a vivere in modo unico e privilegiato, ma che per molte vie sa aprirsi un varco nel cuore di ogni essere umano. La pace esiste, vuole abitarci, ha il mite potere di illuminare e allargare l’intelligenza, resiste alla violenza e la vince. La pace ha il respiro dell’eterno: mentre al male si grida “basta”, alla pace si sussurra “per sempre”. In questo orizzonte ci ha introdotti il Risorto. In questo presentimento vivono le operatrici e gli operatori di pace che, nel dramma di quella chePapa Francescoha definito “terza guerra mondiale a pezzi”, ancora resistono alla contaminazione delle tenebre, come sentinelle nella notte. Il contrario, cioè dimenticare la luce, è purtroppo possibile: si perde allora di realismo, cedendo a una rappresentazione del mondo parziale e distorta, nel segno delle tenebre e della paura. Non sono pochi oggi a chiamare realistiche le narrazioni prive di speranza, cieche alla bellezza altrui, dimentiche della grazia di Dio che opera sempre nei cuori umani, per quanto feriti dal peccato. Sant’Agostino esortava i cristiani a intrecciare un’indissolubile amicizia con la pace, affinché, custodendola nell’intimo del loro spirito, potessero irradiarne tutt’intorno il luminoso calore. Egli, indirizzandosi alla sua comunità, così scriveva: "Se volete attirare gli altri alla pace, abbiatela voi per primi; siate voi anzitutto saldi nella pace. Per infiammarne gli altri dovete averne voi, all’interno, il lume acceso"».