Come Maria attendiamo il cielo

L'omelia del vescovo Marino alla vigilia della Solennità dell'Assunzione della Beata Vergine Maria

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Ieri sera, presso la Cattedrale di Nola, il vescovo Marino ha presieduto il pontificale per la vigilia della Solennità dell'Assunzione della Beata vergine Maria.

Questa l'omelia pronunciata:

«Voglio fare mie le parole di San Paolo appena ascoltate (1Cor 15,54b-57). Parole di meraviglia, di stupore: lo stupore della fede di fronte all’opera di Dio che trova il suo culmine nella passione, nella morte e nella sua risurrezione di nostro Signore Gesù Cristo. E l’opera di Dio è opera salvifica: noi siamo salvati dalla morte del Signore e dalla sua risurrezione, della quale siamo stati resi partecipi attraverso il dono dello Spirito. Cristo infatti è morto per noi, è risorto per noi. San Paolo annuncia in tutto il suo ministero questo evento, da cui discende tutta la vita cristiana, tutti i misteri della nostra fede. E discende anche il mistero dell’Assunzione al cielo di Maria, della Madre del Signore. Perché in Maria si riflette totalmente il mistero di Cristo. Noi oggi stiamo celebrando proprio il riflesso del mistero di Cristo sul volto di Maria Santissima: il riflesso del mistero pasquale. Perché come Cristo è risorto dai morti ed è alla destra del Padre, così Maria è assunta ed è alla destra del Figlio suo. È assunta non solo nell’anima, per cui la sua anima è nella pienezza della grazia, ma anche nel corpo, proprio a preannunciare – direbbe San Paolo - la messe abbondante che avverrà alla fine dei tempi. Cristo è la primizia, lo segue la Chiesa, il popolo di Dio; e Maria è la prima del popolo di Dio, lei la Madre del Signore. Lei assunta alla gloria del cielo in anima e corpo per indicare al popolo cristiano quest’esito, questa realtà finale già preannunciata con Cristo, per lei e per tutto il popolo del Signore. Noi saremo assunti nel nostro corpo, nel Regno di Dio; anche il nostro corpo è redento fin d’ora e sarà redento in pienezza nella risurrezione finale e nella comunione piena con il Signore. Questa è la nostra fede, cari fratelli, questa è la fede che ogni volta che celebriamo l’Eucaristia annunciamo. È appena il caso di ricordare che proprio nel momento della consacrazione, in cui noi ricordiamo al Padre questi eventi che si fanno presenti sull’altare, rispondiamo acclamando: “Annunciamo la tua morte Signore, proclamiamo la tua risurrezione, nell’attesa della tua venuta”. E allora possiamo dire con Paolo, pieni di gratitudine verso il Signore, guardando alla Madonna assunta in cielo, e guardano lei nel Figlio, nostro Redentore: “Dov’è o morte la tua vittoria? Sei stata sconfitta. Dov’è o morte il tuo pungiglione? Il pungiglione della morte è il peccato e la forza del peccato è la Legge - perché la legge ci rende coscienti del peccato -. Siano rese grazie a Dio, che ci dà la vittoria per mezzo del Signore nostro Gesù Cristo!”. La nostra lode, il nostro ringraziamento, di noi qui popolo cristiano, Chiesa di Nola. La parola di Dio che abbiamo appena ascoltato ce ne rende consapevoli, ci apre alla contemplazione, rende questa nostra gioia una realtà intima: nel cuore di ciascuno di noi, nelle nostre famiglie, nella nostra Chiesa. La prima lettura (1Cr 15,3-4.15-16; 16,1-2) ci fa intravedere, ci prefigura quello che accade nella Chiesa stessa e nella Madre di Dio. Si richiama l’arca dell’alleanza, segno della presenza stessa di Dio, richiamava alla mente la fedeltà di Dio, il vincolo indissolubile di amore che egli elargisce al suo popolo. Maria è la vera arca dell’alleanza, perché in lei il Verbo di Dio si è fatto di carne. Ma ciò che intravediamo in Maria trova il suo compimento nella Chiesa, nel popolo di Dio, in cui è presente Dio stesso. E allora facciamo nostro il grido di stupore della donna del vangelo di questa sera (Lc 11,27-28), “Beato il grembo che ti ha portato e il seno che ti ha allattato!”, e facciamo nostra la risposta del Signore, “Beati piuttosto coloro che ascoltano la parola di Dio e la osservano!”. La Madonna ci incoraggi in questa direzione, proprio in questi tempi difficili che viviamo

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