La vicinanza a Cristo ci avvicina

Lunedì scorso in Cattedrale la celebrazione dei vespri a chiusura della Settimana di preghiera per l'unità dei cristiani. Presente anche la comunità evangelico luterana di Torre Annunziata

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È iniziato nel ricordo di don Paolo di Palo, direttore dell'Ufficio per l'ecumenismo e il dialogo interreligioso, prematuramente scomparso, la celebrazione dei vespri a chiusura della Settimana di preghiera per l'unità dei cristiani, presieduta dal vescovo Francesco Marino, lunedì scorso, presso la Cattedrale di Nola. 

Presente al momento di preghiera anche la comunità evangelico luterana di Torre Annunziata, al cui Pastore, Ulrich Hossbach, è stata affidata la meditazione.

«Ringrazio fraternamente il reverendo pastore e la comunità evangelico luterana presente nel nostro territorio, a Torre Annunziata - ha detto il vescovo Marino - Grazie per aver accolto con grande disponibilità, con spirito di fede e di comunione l'invito a spezzare per noi la Parola di Dio e averci donato la sua riflessione commentandola. È sulla Parola di Dio che si fonda il nostro cammino di comunione, la Parola che è sorgente di fede e di grazia, con l'auspicio di poter condividere un giorno l'unico pane eucaristico che è Cristo, l'unico calice della sua passione. Un desiderio che proviamo e che risponde alla volontà di Cristo: che tutti siano uno come il Padre e cristo sono una sola cosa. Quest'anno il tema scelto per la Settimana di preghiera per l'unità dei cristiani è “Rimanete nel mio amore, produrrete molto frutto”: mi impressiona questa parola 'rimanere' perchè è nel permanere in Cristo la chiave dell'unità, è lui che ci fa dono dell'unità. È stata richiamata in questi giorni la riflessione di Doroteo di Gaza che descriveva l'unità come l'avvicinarsi a Cristo da distanze diverse; l'ecumenismo è questo, avvicinarsi sempre più a Cristo da distanze diverse, avvicinati a Gesù Cristo siamo vicini gli uni agli altri e ci amiamo secondo le intenzioni di Gesù Cristo. Concludendo questa bella preghiera in contemporanea con la stessa celebrazione dei vespri a Roma, ricordiamo che questo impegno non si conclude con la preghiera di questa sera ma possa deve svilupparsi quotidianamente con l'impegno e la conoscenza, l'amicizia, il dinamismo spirituale che è il primo ecumenismo, in tutte le comunità cristiane, e esorto le parrocchie della nostra diocesi a mettere in atto iniziative sulla sensibilizzazione spirituale per sperimentare l'ecumenismo come nuovo inizio, come ci veniva detto dal Vaticano II. Camminiamo così perché sicuramente siamo nel cuore di Cristo se, come Cristo vuole, siamo nell'unità».

Riproponiamo la meditazione del Pastore Ulrich Hossbach:

1 Cor 15, 9-10

Io sono l’infimo degli apostoli, e non sono degno neppure di essere chiamato apostolo, perché ho perseguitato la Chiesa di Dio. Per grazia di Dio però sono quello che sono, e la sua grazia in me non è stata vana; anzi ho faticato più di tutto loro, non io però, ma la grazia di Dio che è con me.

Meditazione

Parole profonde… trasmesse dell’apostolo Paolo dopo la più antica confessione di fede sulla base della resurrezione (1 Cor 15, 3b-5).

Ricevere e trasmettere:
un’ azione profonda che forma la nostra fede. ‘Prima di tutto vi ho trasmesso l’insegnamento che anch’io ho ricevuto…’ (1 Cor 15, 3)
Ricevere e trasmettere: un processo – uno sviluppo in cui l’apostolo ha sperimentato un nuovo inizio provocato dall’esperienza di Damasco, incontrando il Cristo risorto.

«Rimanete nel mio amore: produrrete molto frutto» (Gv 15, 5-9)

Sono le parole della Settimana di preghiera per l’unità dei Cristiani.

Rimanere nell’amore può significare trovare identità e unità.
Unità: l’idea e l’augurio dell’ apostolo Paolo 55 anni dopo Cristo – per la comunità di Corinto, che aveva visitato pochi anni prima. La sua motivazione era dare una identità in un momento di dispersione. Unità nella molteplicità. Nella prima lettera ai corinzi (cp.12) Paolo ce lo dà come viatico quando parla di uno spirito e molte doti, un corpo e molte membra: ‘sono diverse forze e diversi ministeri, ma uno solo è il Signore che opera tutto in tutte le cose.’

Queste parole pongono la domanda sull’unità ed identità:

Chi sono io e chi siamo noi?

Una domanda che l’apostolo Paolo pone alla sua comunità in un momento del nuovo inizio di apertura e crescita. La domanda come poche altre, la nostra situazione attuale – e definisce anche la sfida di un’identità religiosa e culturale (l’identità di unità e di molteplicità).

Identità e delimitazione, date e prestabilite dalla psicologia dello sviluppo, eppure nella nostra vita impariamo a superarle per rimanere l’uno con l’altro nuovamente nel cammino. Nel nostro mondo che diventa sempre più complicato e confuso, la questione si pone inizialmente al livello personale-esistenziale e sa di strutture private e professionali – sia al livello quantitativo che qualitativo. Che si presenti all’individuo, nella famiglia, nella comunità, sia essa luterano, cattolica...

Chi sono io – all’inizio dell’anno 2021? Come mi sento?

Dovevamo imparare a mantenere le distanze e rinunciare alla vicinanza. Il vuoto e l’assenza ci lasciano con un nuovo sentimento di silenzio… Potrebbe essere un silenzio che lascia spazio per una nuova percezione come Dio è con noi…
Theresa d’Avila dice: Cercate di comprendere quali siano le risposte di Dio alle vostre domande. Credete forse che Egli non parli perché non ne udiamo la voce? Quando è il cuore che prega Egli risponde.

Chi sono io? È anche una questione religiosa, ecclesiastica e teologica: unità nella molteplicità. Una domanda, su cui l’apostolo trova la sua risposta: ‘Per grazia di Dio sono quello che sono.’ (1 Cor 15, 10)

Che cos’è l’uomo perché tu lo ricordi? Il figlio dell’uomo perché te ne prenda cura?
Chiede il salmista (Salmo 8,5) guardando il cielo e l’universo, la luna e il sole…
È l’esperienza del salmista che rivolge lo sguardo al cielo per comprendere la vita sulla terra. Un’esperienza di unità nella quale il cerchio si chiude.

Nella nostra vita vogliamo che tutto sia rotondo.

Il mondo è rotondo. L’universo è rotondo. La galassia, nella quale viviamo, è rotonda e formata da molti pianeti. Tutta la materia è rotonda, dalle galassie fino ai piu piccoli atomi. Tutta la vita segue delle orbite, che si toccano più o meno, che si spingono o respingono. Ruotiamo intorno a noi in orbite ellittiche, a volte più vicino, a volte più lontano. Vicinanza e lontananza – un movimento fondamentale nel nostro cosmo, noi dentro incorporati.

Come tutta la materia è rotonda anche il pallone è rotondo – un oggetto al quale sono attribuiti poteri magici. Nove settimane dopo la morte di un gran calciatore vale la pena pensare un attimo sul rapporto religione / calcio. Conosciamo tutti questo sentimento: se 11 giocatori girano intorno a una palla, si scatena una certa attrattività che sfocia in espressioni d’emozioni arcaiche – e un legame inimmaginabile.

Anche un pastore non è insensibile al fascino del rotondo – con l’idea di un futuro ‘Club’ FC Religioni… una squadra interreligiosa: un grande augurio da parte mia!

Il calcio come forma di religione – questi tratti comuni sono conosciuti e ritrovati negli ultimi giorni… e non possono essere negati: Accompagnati con musica i giocatori entrano in campo, il pubblico si alza, i canti riempiono lo stadio. Il calcio ha un effetto appassionante, significativo, aggrega la collettività e costruisce unità. Gioia e dolore, vittoria e sconfitta s’intrecciano stretti.
Nel calcio si tratta dell’indisponibilità della palla, della partita, della vita. Inoltre: Il Calcio è un avvenimento di relazione formato da quelli che lavorano bene in squadra. Chi realizza una rete, non avrebbe potuto farlo senza gli altri 10.

Spirito di squadra
L’apostolo Paolo incoraggia nella sua lettera ai Corinzi quando parla su corpo e membra, uno spirito e doti diverse. Competenze, che ognuna e ognuno di noi porta dentro di se – come i ruoli nel calcio, dove tutti agiscono insieme. Doti diverse, una palla… uno spirito! Un corpo, una visione… di questo parla l’Apostolo Paolo.

Rimanete nel mio amore, produrrete molto frutto!
In questa settimana abbiamo imperato di nuovo a guardare non su ciò che ci separa ma su ciò che ci sta davanti.

Rimanere nell’amore di Dio…
Scoprire e condividere quest’amore per l’apostolo significava un nuovo inizio. L’esperienza del nuovo inizio e del ricomincare è qualcosa di profondamente cristiano. Il vangelo di Gesù Cristo testimonia il nuovo inizio.

Un mese dopo natale ricordiamo: Dio fattosi uomo e avvicinatosi all’uomo mette gli uomini di fronte ad una bella pretesa, cioè di trovarsi nella responsabilità e nella decisione di conservare il ‘sempre ricomincare’.

Rimaniamo in questa fiducia e speranza come figli e amati di Dio.
Amen.

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