Modello di perfezione, fonte di ispirazione, potente intercessore

L'omelia del vescovo Francesco Marino per la Solennità di San Paolino

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Ieri, presso la cattedrale di Nola, il vescovo Marino ha presieduto il Pontificale per la Solennità di San Paolino, patrono principale della città e della diocesi di Nola. Riportiamo il testo dell'omelia:


Carissimi, a raccoglierci oggi nella nostra Cattedrale è la festa di San Paolino, patrono principale della città e della diocesi di Nola. Oggi la Città e la Chiesa nolana si incontrano, non solo nelle loro espressioni istituzionali, ma testimoniano anche il comune impegno, nella distinzione dei ruoli, volto alla realizzazione del bene comune. La Chiesa sa che solo rendendo testimonianza al Risorto nella partecipazione alla vita quotidiana e alle vicende della comunità degli uomini realizza la sua ragione di essere. Nello stesso tempo da una Chiesa che vive il Vangelo, la Città può ricevere grande aiuto a realizzare in pienezza quei valori che la fanno essere vera “città a misura d’uomo”, fermento di fratellanza e di solidarietà e ponte di relazioni pacifiche e unificanti.

Celebrando la festa del Patrono San Paolino, oggi noi volgiamo lo sguardo a questa nostra fulgida figura di Santo: Paolino che, come è noto, è passato attraverso vari stati di vita: ha conosciuto e sperimentato la condizione di studente, sposo e padre di famiglia, uomo politico (pretore, senatore, console di Roma, governatore della Campania), letterato, artista, architetto, sacerdote, monaco, vescovo. Le varie categorie sociali possono trovare in lui un modello di perfezione, una fonte di ispirazione, un potente intercessore.

Ma se guardiamo ai ruoli pubblici che Paolino ha svolto nella sua vita, e cioè ai ruoli svolti nella comunità politica e nella comunità ecclesiale, come uomo politico e come pastore della Chiesa, non facciamo difficoltà a constatare che egli è stato soprattutto un uomo di unità e di pace, un testimone e un costruttore di quella pace che il Risorto è venuto a portarci.

Come amministratore della res publica, non ha usato le armi della violenza, ma quelle della giustizia e dell’amore. Quando si ritirò dai suoi incarichi politici, egli stesso ebbe a dichiarare di non aver mai macchiato la toga e la spada.

Come uomo di Chiesa ha continuato a coltivare e sviluppare rapporti di amicizia con tutti. Un’amicizia che non si limita ad un nobile sentimento umano, ma travalica la natura umana e si fa carità, partecipazione all’amore di Cristo. Un’amicizia che crea unità, comunione, condivisione delle gioie e dei dolori, aiuto concreto spirituale e materiale. Sacerdote, monaco e vescovo: la preoccupazione di Paolino è stata quella di far convergere tutti verso l’unità, la concordia, l’armonia, rivolgendo e sollecitando una particolare attenzione agli ultimi, ai più bisognosi ed emarginati. Realizzare la comunione, tendere all’unità: è così che è possibile assaporare la pace donata da Cristo.

Alla luce della testimonianza di San Paolino, anche noi, turbati da tanti motivi che ci inducono piuttosto alla paura e alle chiusure individualistiche, alla sfiducia negli altri e nelle stesse istituzioni, percepiamo con intensità l’urgenza della collaborazione in spirito di unità e comunione. Siamo tutti convocati a costruire l’edificio della solidarietà e della rinascita nel bene di tutti. La comunità civile e la comunità cristiana possono e debbono trovare nel perseguimento di questo obiettivo un terreno di proficua e stretta collaborazione. Quello del bene di tutti è il contributo più significativo che i cristiani possono offrire alla vita della città: è un’esigenza della testimonianza che va resa al Signore risorto; è il frutto della riconciliazione con Dio e della fedeltà al Vangelo.

Anche a livello di istituzioni, tra coloro che vi operano, va costruita la solidarietà sociale: questo è possibile se si crea un clima non di sospetto o di perenne conflitto, ma di fiducia, di collaborazione, di confronto leale; il bene della città esige che non prevalgano logiche individualistiche, interessi particolari, conflitti ciechi e fine a se stessi. Bisogna restare aperti alla possibilità di un dialogo con tutti, salvaguardando, nella convivenza, quella dignità della persona che è iscritta nel nostro “dna” di uomini. Lo spirito di fratellanza non è solo tolleranza; è qualcosa di più: è incontro di esigenze e culture diverse, rispetto delle diverse identità, spirito di collaborazione, amicizia. La festa di San Paolino, con la testimonianza che il nostro patrono ci offre, assurge a forte richiamo alla nostra Città e Diocesi di Nola a cercare e ri-costruire la fiducia nella vita personale e nella rete di rapporti in cui è intessuto il nostro quotidiano: fiducia anzitutto nel cuore, fiducia nella famiglia, fiducia nei luoghi di studio, di lavoro e di svago, fiducia nelle istituzioni pubbliche; fiducia nei luoghi ecclesiali, nelle parrocchie, nella comunità diocesana. San Paolino che ci ha dato l’esempio, ce ne ottenga anche la forza.

Non temere”, dice il vangelo. Gesù conosce le nostre paure. La paura è la nostra condizione esistenziale: ci accompagna dall’infanzia alla morte. Il bambino ha paura di tante cose, l’adolescente ha paura del rapportarsi con gli altri, l’adulto sperimenta l’angoscia del mondo violento e impazzito, la sua fragilità e la sua forza distruttiva. San Giovanni Paolo II scriveva nella sua prima enciclica che “l’uomo d’oggi sembra essere sempre minacciato da ciò che produce… I frutti di questa multiforme attività dell’uomo si rivolgono contro l’uomo stesso. Essi sono, infatti, diretti o possono essere diretti contro di lui…L’uomo, pertanto vive sempre di più nella paura. Egli teme che i suoi prodotti possano diventare mezzi e strumenti di una inimmaginabile autodistruzione” (Redemptor hominis, 15). Le paure e le ansietà di cui si parla nel brano del Vangelo di Luca sono legate all’ossessione della sicurezza materiale, alla mania di accumulare tesori. L’uomo che non è mai sazio di beni, di ricchezze, di benessere è sempre ansioso: prima è in ansia per procurarsi i beni, poi, quando se li è procurati, è in ansia per conservarli.

L’altra radice di tante paure è la mancanza di fiducia in Dio, il non credere che Dio è veramente Padre o pensare che Dio è lontano, non si interessa delle nostre necessità. Eppure il Signore ha promesso che con il suo Spirito sarà sempre con noi, vicino a noi, fino alla fine del mondo. Se abbiamo paura vuol dire che la nostra fede è debole o assente. Se abbiamo fede, il Signore è capace di liberarci dalla paura.

Quando Paolino giunse alla fede cristiana e si fece battezzare, fu in grado di superare la paura di fronte al domani, di fronte all’accrescimento e alla conservazione dei beni materiali. In effetti, nato in una famiglia nobile, aveva ereditato grandi possedimenti; ma in forza della sua fede in Cristo non ebbe paura di rinunciare alle sue ingenti ricchezze per scegliere la vita ascetica e monastica. Il nostro Patrono comprese che il vero tesoro non sono le ricchezze terrene, ma i valori del regno dei cieli impersonati dalla figura di Gesù.  Liberato dalla paura, il nostro Santo ebbe la forza e la capacità di assumere le sue responsabilità nella società civile e nella chiesa. Si fece carico dei doveri familiari, sviluppando un amore tenero, costante, fedele verso la sua consorte. Non si tirò indietro quando gli fu chiesto di mettersi al servizio della Chiesa assumendo prima il servizio di sacerdote e poi quello di vescovo, pastore della chiesa di Nola.

Anche a noi il Signore dice di non aver paura, chiede di abbandonare le nostre ansie e angosce. Se affermiamo la nostra fede in Lui, se siamo uniti a Lui che ha vinto il peccato e la morte, non abbiamo motivo per temere. Anche noi, con l’aiuto e la grazia di Dio, possiamo liberarci dall’ansia e dalla preoccupazione dell’avere. Il tesoro del cristiano non è il cumulo di beni materiali, dove i ladri possono arrivare o che i tarli possono consumare, ma il Regno di Dio, Dio stesso che è amore e instilla nel nostro cuore la passione per il bene possibile, per il sorriso possibile, per l’amore possibile, per un mondo migliore possibile. Liberati dalla paura e dall’ansia per il futuro, possiamo allora anche noi assumere le nostre responsabilità nella vita sociale ed ecclesiale. Siamo tutti invitati ad assumere le nostre responsabilità per quanto riguarda la famiglia, bene fondamentale e insostituibile delle persone, della società e della chiesa. L’invito è rivolto ai giovani, perché non abbiano paura di formare una famiglia, malgrado le obiettive difficoltà e i condizionamenti del tempo presente. L’invito è rivolto ai coniugi e genitori, perché non abbiano paura di trasmettere la vita e non rinuncino ad educare i figli, consapevoli che la questione educativa è oggi la vera emergenza della nostra società a cui nessuno può sottrarsi.

Anche nei confronti della polis, della città, della comunità civile, ciascuno è chiamato ad assumere la propria responsabilità e a contribuire al bene comune. Si tratta di non rinchiudersi nel proprio guscio, ma di interessarsi ai problemi della comunità, partecipando alla sua vita e alle scelte che la riguardano. Vorrei dire ai giovani di non avere paura di assumere un impegno sociale e politico per mettersi al servizio del bene comune. Allo stesso tempo vorrei dire agli amministratori delle città e paesi del nostro territorio diocesano di non aver paura di portare avanti il loro impegno per il bene comune, secondo i criteri della giustizia e della solidarietà, anche se dovessero trovare in questo loro impegno incomprensioni e ingratitudine.

Non temere, piccolo gregge. A tutti i membri della comunità cristiana il Signore rivolge l’invito a coinvolgersi nella missione della Chiesa, ciascuno secondo i doni che ha ricevuto. Non bisogna temere di testimoniare la propria fede, di fare sentire la propria voce, di partecipare nella comunione, nella collaborazione e nella corresponsabilità alla vita della comunità parrocchiale e diocesana. Non temere: l’invito è rivolto anche a noi, pastori della Chiesa. La Chiesa è il corpo di Cristo, la sposa di Cristo: è Lui che la guida nella storia e la sostiene nelle difficoltà; noi pastori siamo soltanto dei servitori,  non siamo né proprietari né salvatori. Qualcuno vorrebbe impedirci di annunciare il Vangelo su temi che hanno attinenza con la coscienza, con la morale personale e sociale. Non dimentichiamo quello che dice la Scrittura: “Bisogna obbedire a Dio piuttosto che agli uomini” (At 5,29). San Paolino non ha avuto paura di assumersi le sue responsabilità come sposo e padre di famiglia, come uomo politico, come pastore della Chiesa. Con la sua intercessione ci aiuti tutti a liberarci dalle nostre paure, a superare l’indifferenza, la timidezza, il rispetto umano. Ci aiuti tutti ad essere, per amore, parte attiva e responsabile della famiglia, della comunità civile e della Chiesa. Così sia.



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