Ordo Virginum



Ordo Virginum Nola

Via San Felice 30, 80035, Nola (NA)


Dall'Istruzione Ecclesiae Sponsae Imago sull’ Ordo virginum

L’immagine della Chiesa Sposa di Cristo si presenta nel Nuovo Testamento come efficace icona rivelatrice dell’intima natura del rapporto che il Signore Gesù ha voluto stabilire con la comunità di coloro che credono in Lui (Ef5, 23-32; Ap 19, 7-9; 21, 2-3.9). Sin dai tempi apostolici questa espressione del mistero della Chiesa ha trovato una manifestazione del tutto peculiare nella vita di quelle donne che, corrispondendo al carisma suscitato in loro dallo Spirito santo, con amore sponsale si sono dedicate al Signore Gesù nella verginità, per sperimentare la fecondità spirituale dell’intimo rapporto con Lui e offrirne i frutti alla Chiesa e al mondo.

[…]

A partire dal IV secolo l’ingresso nell’Ordo virginumavveniva mediante un solenne rito liturgico presieduto dal Vescovo diocesano. In seno alla comunità riunita per la celebrazione eucaristica, la donna manifestava il sanctum propositum di permanere per tutta la vita nella verginità per amore di Cristo e il Vescovo pronunciava la preghiera consacratoria. Come attestato già dagli scritti di Ambrogio di Milano e successivamente dalle più antiche fonti liturgiche, il simbolismo nuziale del rito era reso particolarmente evidente dall’imposizione del velo alla vergine da parte del Vescovo, gesto che corrispondeva alla velatio compiuta nella celebrazione del matrimonio.

La stima e la sollecitudine pastorale che accompagnavano il cammino delle vergini consacrate sono ampiamente testimoniate dalla letteratura patristica. I Padri non si limitavano a censurare i comportamenti delle consacrate non confacenti al loro impegno di condurre una vita casta nell’umile sequela di Cristo, ma affrontavano e contrastavano con vigore sia gli argomenti di coloro che negavano il valore della verginità consacrata, sia le deviazioni ereticali che propugnavano l’ideale della verginità e della continenza sulla base di una concezione negativa del matrimonio e della sessualità. Riflettendo sui fondamenti teologici della consacrazione verginale, ne mettevano in luce l’origine carismatica, la motivazione evangelica, il rilievo ecclesiale e sociale, il riferimento esemplare alla Vergine Maria, il valore profetico di anticipazione e vigilante attesa della piena comunione col Signore che si realizzerà soltanto al suo ritorno glorioso, alla fine dei tempi. Rivolgendosi alle vergini consacrate « più con l’affetto che con l’autorità »[8]del loro ministero, le esortavano ad alimentare ed esprimere l’amore verso Cristo Sposo nell’assidua meditazione della Scrittura e nella perseverante preghiera personale e liturgica; nel praticare l’ascesi, le virtù e le opere di misericordia; nel coltivare un atteggiamento di docile ascolto del magistero del Vescovo e nell’impegno a custodire la comunione ecclesiale, così da offrire una limpida e persuasiva testimonianza evangelica all’interno delle comunità cristiane e dell’ambiente sociale nel quale restavano inserite, vivendo generalmente nelle proprie famiglie di origine e talvolta anche in forma comunitaria. Nello stesso periodo, attraverso le decretali dei Papie le costituzioni dei Concili Provinciali,prese avvio la definizione della disciplina degli aspetti essenziali di questa forma di vita.

Mentre nei primi secoli le vergini consacrate vivevano generalmente nell’ambito delle proprie famiglie,con lo sviluppo del monachesimo cenobita la Chiesa associò la consacrazione verginale alla vita comunitaria, e quindi all’osservanza di una regola comune e all’obbedienza ad una superiora.

[…]

L’impulso di rinnovamento ecclesiale che ispirò il Concilio Vaticano II suscitò interesse anche nei confronti del rito liturgico della consecratio virginume dell’Ordo virginum. Dopo molti secoli dalla sua scomparsa e in un contesto storico radicalmente mutato, in cui erano in atto processi di profondo cambiamento della condizione femminile nella Chiesa e nella società, quell’antica forma di vita consacrata rivelava una sorprendente forza di attrazione e appariva capace di corrisponderenon solo al desiderio di molte donne di dedicarsi totalmente al Signore e ai fratelli, ma anche alla contestuale riscoperta dell’identità propria della Chiesa particolare nella comunione dell’unico Corpo di Cristo.

Secondo la disposizione della Costituzione sulla liturgia Sacrosanctum Concilium n. 80, nel periodo postconciliare il rito della consecratio virginum presente nel Pontificale Romano fu sottoposto a revisione in base ai principi generali che il Concilio aveva stabilito per la riforma liturgica. Il nuovo Ordo consecrationis virginum, promulgato il 31 maggio 1970 dalla Sacra Congregazione per il Culto Divino su speciale mandato di Papa Paolo VI, entrò in vigore il 6 gennaio 1971[9]. Riprendendo la più antica tradizione ecclesiale, e tenendo conto anche della successiva evoluzione storica, erano state elaborate ed approvate due forme celebrative. La prima è destinata alle donne che, rimanendo in saeculo, cioè nelle loro ordinarie condizioni di vita, vengono ammesse alla consacrazione dal Vescovo diocesano. La seconda è destinata alle monache di comunità in cui il rito è in uso, professe perpetue o che nella medesima celebrazione emettono la professione perpetua e ricevono la consecratio virginum.

In questo modo ha ritrovato esplicito riconoscimento ecclesiale la consacrazione verginale di donne che restano nel proprio ordinario contesto di vita, radicate nella comunità diocesana radunata attorno al Vescovo, nelle modalità dell’antico Ordo virginum, senza essere ascritte ad un Istituto di vita consacrata. Lo stesso testo liturgico e le norme in esso stabilite delineano negli elementi essenziali la fisionomia e la disciplina di tale forma di vita consacrata, il cui carattere istituzionale – proprio e distinto da quello degli Istituti di vita consacrata – è stato successivamente confermato dal Codice di Diritto Canonico(can. 604). In modo analogo, anche il Codice dei Canoni delle Chiese Orientali ha esplicitato la possibilità che nelle Chiese Orientali il diritto particolare costituisca vergini consacrate che professano pubblicamente nel secolo la castità «per proprio conto», cioè senza vincoli di appartenenza ad un Istituto di vita consacrata (can. 570).

[…]

Da quando si è riproposta nella Chiesa questa forma di vita consacrata, si è assistito ad una vera e propria rifioritura dell’Ordo virginum, la cui vitalità si manifesta nella pluriforme ricchezza di carismi personali messi a servizio dell’edificazione della Chiesa e del rinnovamento della società secondo lo spirito del Vangelo. Il fenomeno appare di grande rilevanza, non soltanto per il numero delle donne coinvolte, ma anche per la sua diffusione in tutti i continenti, in moltissimi Paesi e Diocesi, in aree geografiche e contesti culturali tanto diversificati.



Qualche risposta sull’Ordo virginum
  • Che cos’è la consacrazione nell’Ordo Virginum?

La consacrazione nell’Ordo Virginum è la scelta di vivere per tutta la vita la verginità per il regno dei cieli, in un contesto quotidiano di vita, simile a quello in cui vive la maggior parte delle persone.

  • In che senso si intende la verginità?

L’impegno a vivere nella verginità, che si assume con la consacrazione, è per sempre. Nelle Premesse alla Consacrazione del Pontificale Romano, al n. 5, si afferma: Possono ricevere la consacrazione pubblica con solenne rito liturgico quelle donne che non siano mai state sposate né abbiano mai vissuto pubblicamente in uno stato contrario alla castità.

  • Che cosa vuol dire sponsalità?

Nel Rito di consacrazione si parla di sponsalità: con questa parola si vuol far capire che il legame con Gesù, che si celebra e si costruisce pian piano nella vita, è forte ed esclusivo, trasforma e coinvolge totalmente. Questo legame è una testimonianza del vincolo indissolubile che Gesù ha stabilito con la Chiesa sposa, così come lo è, in modo diverso ma complementare, l’unione degli sposi cristiani. La sponsalità si esprime in una Chiesa concreta e la vergine consacrata non lo vive privatamente, ma radicata in un territorio e in una Chiesa particolare specifica, con cui ha un rapporto di fede e di vissuto visibile.

  • Che differenza c’è con le suore/la vita religiosa/gli istituti secolari o altre forme di consacrazione più recenti?

La vergine consacrata non ha connotati esteriori che la caratterizzino, non c’è un Istituto o delle Costituzioni, un abito che la distingua, l’obbligo della vita comunitaria, un carisma uguale per tutte cui riferirsi. La vergine consacrata non ha superiori e il suo riferimento è il vescovo della Chiesa particolare, dal quale riceve pubblicamente la consacrazione.

  • Ci sono dei segni distintivi che la identificano?

Durante la consacrazione le vergini ricevono l’anello e il libro della Liturgia delle ore ; si può ricevere anche il velo.

  • Che legame ha con la Chiesa diocesana? Che responsabilità ha la Chiesa particolare nei suoi confronti?

Il legame della vergine consacrata con la Chiesa diocesana può assumere forme e modalità diverse a seconda di vari elementi: la storia di ogni diocesi e del suo Ordo, il vescovo che la guida, la storia personale, il progredire del cammino. È compito del vescovo conoscere e discernere i carismi e il cammino personale di ciascuna consacrata, che si assume in prima persona la responsabilità del proprio cammino, delle proprie scelte e di come vivere la vocazione.

  • A chi obbedisce la vergine consacrata?

La vergine consacrata, pur non emettendo il voto specifico, vive l’obbedienza al Vangelo, nella sequela di Cristo, nell’impegno di portare a compimento la chiamata nei modi che, giorno per giorno, le vengono mostrati nella sua vita personale e nella comunità cristiana. Impara a interrogarsi continuamente e ad obbedire con fiducia ogni giorno anche a richieste ed urgenze proposte dal vescovo, purché compatibili con la sua vita. La sua figura di riferimento è il vescovo; con lui discerne il proprio cammino vocazionale. La forma pubblica della propria consacrazione la impegna a testimoniare con una coerente condotta di vita la propria appartenenza a Cristo sposo.

  • Chi la segue? Deve avere un direttore spirituale?

Il Vescovo ha il compito di seguire la nascita e lo sviluppo della sua vocazione nella Chiesa particolare e, affinchè sia assicurata all’Ordo Virginum un’adeguata cura pastorale, può nominare un proprio Delegato, scelto preferibilmente nel presbiterio diocesano, o una propria Delegata tra le vergini consacrate della Diocesi. Alla singola consacrata è poi affidato il compito di crescere nel dialogo di discernimento con un accompagnatore/accompagnatrice spirituale; di curare anche il proprio percorso spirituale ed umano con i mezzi e le persone che la possono aiutare a vivere in autenticità il dono ricevuto dal Signore.

  • Dove vive?

La vergine consacrata può vivere da sola, in famiglia, con altre persone, in gruppi più o meno organizzati, in una casa di proprietà o in affitto, in strutture private e non. Ciò che conta è che ogni scelta venga fatta per concretizzare al meglio e con autenticità la propria consacrazione.

  • Come vive?

La vergine consacrata si mantiene con il suo lavoro e rispetta a tal proposito le leggi vigenti in Italia. Qualora fosse retribuita da strutture ecclesiali, questo non le deriva dal suo essere consacrata, ma dal lavoro effettuato in base alle competenze possedute.

  • Cosa fa in diocesi?

Il primo servizio della vergine consacrata è quello di essere segno profetico ed escatologico dell’amore della Chiesa vergine e sposa di Cristo. La consacrata non ha un preciso compito pastorale nella propria diocesi e non viene neppure consacrata in vista di un’attività specifica. In dialogo con il Vescovo, nel discernimento dei propri carismi, ciascuna trova il modo migliore per vivere in autenticità e originalità la vocazione.

  • Come si fa a ricevere la consacrazione? C’è un limite di età?

La consacrazione è la risposta ad una chiamata che coinvolge tutto l’arco della vita. Dopo un percorso serio di discernimento personale nella Chiesa particolare e un tempo congruo di formazione, la donna può essere ammessa alla consacrazione dal suo Vescovo. È importante che essa abbia una chiara conoscenza di se stessa e abbia una sua stabilità personale e spirituale.

  • La consacrazione è per sempre?

La consacrazione viene celebrata una sola volta e vale per tutta la vita. Qualora la consacrata si senta chiamata ad una diversa scelta vocazionale è opportuno un aperto e profondo confronto con il proprio accompagnatore spirituale e con il Vescovo per decidere come portare avanti la propria vita di fede.

  • Ci sono i voti?

Non ci sono i voti come nella professione religiosa o in alcune forme secolari di vita consacrata. La vergine consacrata emette, con il Rito di consacrazione, il “proposito di castità”. I consigli evangelici di povertà e obbedienza vanno seguiti con modalità da verificare assieme al proprio accompagnatore spirituale ed al Vescovo a seconda delle diverse condizioni di vita.

  • Che regola segue? Che spiritualità segue?

La vergine consacrata mette a fuoco nel tempo della formazione il suo stile di vita e lo presenta al vescovo come una propria regola di vita da verificare periodicamente. Non esiste una spiritualità propria dell’Ordo Virginum in modo analogo alla spiritualità francescana, domenicana o altro, ma ogni consacrata nutre la propria fede, attingendo alla ricchezza del Rito di consacrazione, che definisce l’identità e la spiritualità della vergine consacrata. A volte può trovare aiuto e supporto in spiritualità del passato o del presente, che sono sempre un dono per tutta la Chiesa.

  • Ci si deve incontrare con le altre consacrate della diocesi e di diocesi diverse?

All’interno dell’Ordo diocesano, trovarsi insieme è un modo auspicabile per esprimere l’appartenenza alla Chiesa diocesana e per curare un cammino formativo comune. Non vi è obbligo formale per incontrarsi tra diocesi diverse, ma può essere un’occasione per condividere la stessa vocazione, per scambiarsi le esperienze e le domande, per intravvedere insieme le prospettive verso le quali maturare in questa vocazione anche come Chiesa italiana.

  • Esiste un luogo dove sono riportati i nomi delle consacrate in una diocesi?

Negli uffici di curia della diocesi è prevista la registrazione dell’avvenuta consacrazione.

  • Ci sono dei testi di riferimento da leggere? Ci sono dei riferimenti magisteriali?

Il testo più importante è il Rito di consacrazione e le sue introduzioni, contenuto nel Pontificale Romano. Nel marzo 2014 è stata pubblicata la Nota pastorale della CEI L’Ordo Virginum nella Chiesa in Italia. C’è poi il Codice di Diritto canonico al n° 604 e i testi che lo commentano. Inoltre va citato il numero 7 dell’Esortazione apostolica post-sinodale Vita consecrata, dove è esplicito il riferimento all’Ordo Virginum. Ne parla anche il Catechismo della Chiesa Cattolica (nn. 922-923-924). Nel luglio del 2018 è stato pubblicato Ecclesiae Sponsae Imago.Istruzioni per l’Ordo Virginum, a cura della Congregazione per gli Istituti di vita consacrata e le Società di vita apostolica, nella cui competenza l’Ordo Virginum è stato posto nel 1988.

L’esperienza dei Convegni nazionali inoltre ha prodotto materiale molto utile per un approfondimento dell’identità e della spiritualità della consacrata raccolto negli Atti.

Attualmente, l’Ordo Virginum delle diocesi che sono in Italia ha elaborato il  Percorso formativo. Dal discernimento alla consacrazione (edito dall’Ancora) e sta lavorando al percorso formativo permanente.

  • Quante sono in Italia e nel mondo le vergini consacrate?

L’Ordo Virginum è presente in 119 delle 225 diocesi sparse sul territorio nazionale: le consacrate viventi sono 690, le donne in formazione sono 105 (dati al 31/12/2019). Nel mondo sono presenti circa 5000 vergini consacrate.



Itinerario di formazione 2021/22





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